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Buggerru: Monumento dell'eccidio

Monumento ai caduti che ricorda l'eccidio dei minatori a BuggerruIl monumento dell’eccidio fu realizzato nel 1984 in occasione delle celebrazioni dell’Ottantesimo dei fatti di Buggerru del 4 Settembre 1904, in cui perirono i minatori Felice Littera, Salvatore Montisci e Giustino Pittau, un quarto, Giovanni Pilloni, morì un mese dopo per le ferite riportate. La causa dello sciopero dei lavoratori fu il cambio di orario imposto dal direttore Georgiades che riduceva le ore di intervallo durante le pause di lavoro.

Gli operai esterni, durante l’estate, smettevano di lavorare alle undici e riprendevano il lavoro alle quattordici godendo di un riposo di tre ore. In ottobre invece cominciava l’orario invernale, gli operai smettevano di lavorare alle undici e riprendevano alle tredici. La questione del contendere fu proprio l’imposizione del direttore che pretendeva di introdurre l’orario invernale a partire dal primo di settembre. Lo sciopero fu proclamato immediatamente e, sotto la guida di Alcibiade Bakelli, segretario della lega dei minatori di Buggerru, e di Cavallera, ebbe un’adesione unanime sia degli operai esterni sia di quelli che lavoravano all’interno delle gallerie. L’arrivo di due compagnie di soldati, voluta dal direttore e inviate dalla prefettura per controllare e mantenere l’ordine pubblico, inasprì gli animi dei minatori che con lo sciopero volevano far valere le loro ragioni attraverso il dialogo, ma non con l’uso della forza.

Le cronache dell’epoca così raccontano:

Era fatale. Era inevitabile. Il Direttore di Buggerru aveva sete di sangue, e sangue ebbe finalmente. Il disgraziato, il quale vede nei suoi operai la massa brutta che il capitalista può sfruttare impunemente ed impunemente frustare, senza concedere neanche il piccolo e meschino diritto della protesta.(…).
Come si svolsero i fatti…Ecco brevemente. Gli operai erano stanchi delle prepotenze e delle vessazioni.” (Una domenica di sangue da “La Primavera umana”, Anno I, 25, Cagliari – Iglesias, 18 settembre 1904)

Dal fondo della piazza volò un sasso che passò sopra la folla e finì contro i vetri della falegnameria. Fu l’inizio di un crescendo. I sassi ormai cadevano fitti quando, nel panico di un istante che sarebbe difficile scomporre nella sua fulminea successione cronologica, qualcuno, rimasto sempre sconosciuto, diede un ordine secco ed energico che i soldati eseguirono automaticamente. Come un solo uomo si fermarono, puntarono a terra il calcio dei fucili, inastarono la baionetta; poi con un gesto rapido, sicuro, fecero scorrere il carrello di caricamento, misero la pallottola in canna. Non tutti lasciarono partire il colpo, ma molti lo fecero e furono soddisfatti del loro gesto. Quella cartuccia li avrebbe salvati. Più tardi, durante l’inchiesta, risultò che i fucili avevano sparato da soli e che le autorità ignoravano che i soldati avessero le giberne piene di cartucce.” (G. Dessì - Paese d’Ombre)