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Villacidro: Lavatoio

Foto d'epoca del lavatoioEdificato nel 1893 nell’antico rione detto Frontera de sa Mitza, su disegno dell’ingegnere Enrico Pani, era parte di un progetto più ampio che comprendeva tutta la piazza antistante.

Assieme al Lavatoio venne edificato il Mattatoio comunale, demolito agli inizi degli anni Sessanta, fu sistemato lo spazio antistante le due costruzioni e il torrente della Fluminera fu chiuso da una cinta muraria intercalata da eleganti logge. Il monumento, in stile liberty, fu realizzato in ghisa e ferro nel padiglione; invece la trachite nera di Serrenti fu utilizzata per le vasche e per il frontale, a sua volta impreziosito da sculture in marmo.
Lo stile “Liberty” ebbe un’ampia diffusione in Sardegna, soprattutto in ambito industriale-minerario, ma talvolta fu anche utilizzato per abbellire edifici e strutture destinati a scopi civici.

Il Lavatoio di Villacidro rappresenta un esempio di stile liberty applicato a una struttura che fu realizzata unicamente per rispondere a una precisa esigenza sociale: quella di offrire alle donne la possibilità di lavare i panni al riparo dalle intemperie. Divenne poi, e lo fu per quasi un secolo, luogo di aggregazione sociale per la comunità villacidrese.

Vista frontale del lavatoioParole d'autore

Ecco, io sono una vecchia, ho vissuto molti anni. Non parlo per me, ma siamo tutte piene di reumatismi. Guarda le mie mani” e tese le mani piccole e deformate. Angelo sapeva che quasi tutte le mani di Norbio erano simile alle sue. Improvvisamente le ritrasse, le nascose sotto le ascelle, il busto un po’ chino in avanti, e il viso proteso: “Per tutta la vita abbiamo desiderato una cosa: poter lavare al coperto tenendo i piedi all’asciutto. Tu ci puoi capire…..Se fai gli abbeveratoi per i proprietari puoi fare anche il lavatoio coperto. È il momento buono.” “Da tanto ripenso” fece Angelo. “Da quando mammai tornava tutta bagnata dalla Fluminera.” (Giuseppe Dessì – Paese d’ombre)

…Cataldi, sveltissimo, schizzò il bozzetto: una grande tettoia di stile liberty sorretta da sei colonne di ghisa adorne di ghirigori e di pigne, una decina di vasche con rubinetti e tubi di scarico, e il serbatoio simile a quello degli abbeveratoi. (Giuseppe Dessì - Paese d’ombre)