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Ambiente e territorio

La spiaggia di Pistis con la sua finissima sabbia battuta dal vento che crea scenari uniciIl territorio di Arbus è estremamente eterogeneo e generoso per la bellezza dei suoi paesaggi. Di grandissima rilevanza la zona costiera, che si estende per 47 chilometri da Capo Pecora a Capo Frasca con diverse tipologie morfologiche, punteggiata da isolate strutture o grandi complessi minerari, torri costiere, tonnare. Le coste basse e sabbiose sono presenti tra Pistis e Torre dei Corsari, nella spiaggia di Funtanazza, nelle diverse cale della Costa Verde e offrono scenari di rara suggestione specie in prossimità della foce del rio Piscinas, dove è presente il più esteso sistema di “dune fossili” d’Europa, che si addentra fino a 15 chilometri nell’entroterra.

Altri sistemi dunali si trovano tra Pistis e Torre dei Corsari, e presso le spiagge di Scivu e Is Arenas.

Nella parte settentrionale è presente una costa a falesia, culminante con la piattaforma basaltica di Capo Frasca (con altezza che varia da 50 a 80 metri), che copre terreni sedimentari ricchi di fossili. La costa che si estende tra Capo Pecora e Capo Frasca è caratterizzata da tratti bassi e sabbiosi alternati a piccole insenature e punte rocciose con pareti sul mare alte da 20 a 60 metri.
Un aspetto predomina su tutto: l’estremo isolamento, che consente lunghe passeggiate nel più totale silenzio, interrotto solo dal vento e dal frangersi delle onde.

Il monte ArcuentuAll’interno il paesaggio è dominato dal complesso montuoso del Linas, originatosi nel periodo Paleozoico tra i 600 e i 300 milioni di anni fa. Le rocce affioranti nell’area sono costituite dalla cosiddetta “unità dell’arburese”, una successione ordinata di rocce sedimentarie e vulcaniche, tagliata e attraversata dal massiccio granitico dell’Arburese. Il rilievo più importante del territorio è rappresentato dai 785 m del Monte Arcuentu che spicca per la particolare sagoma nel lungo sistema di creste vulcaniche dell’Arcuentu, dalla forme aspre e selvagge. Il massiccio vulcanico, di più recente formazione, risalente all’era Cenozoica, è formato da vere e proprie muraglie giganti di pietra squadrata e liscia, dovute alla solidificazione di antiche colate laviche. Sulla cima dell’Arcuentu, utilizzata fin dal Medioevo come punto di avvistamento per la difesa del territorio, sopravvive ancora un bosco primario di lecci e si domina un panorama di grande suggestione che permette di ammirare le aree minerarie e il lunghissimo tratto di costa.

L’intero territorio è caratterizzato dalla secolare presenza delle attività minerarie, ormai dimesse, che costituiscono un immenso patrimonio di archeologia industriale con pregevoli esempi di strutture ed edifici dalle particolari architetture. Di grande rilevanza è il borgo minerario di Ingurtosu con i suoi edifici ottocenteschi in stile neoclassico con particolari in stile Liberty. Caratteristica per la sua atipica posizione e tipologia costruttiva è la Palazzina della direzione mineraria, e altrettanto suggestivi sono i ruderi dell’antica laveria di Naracauli, il vecchio ospedale del paese minerario, il villaggio di Pitzinurri, con le ville del direttore e del vicedirettore della miniera, la chiesetta di Santa Barbara, il Pozzo Gal, recentemente restaurato e inserito all’interno di percorsi turistico-minerari. Da Ingurtosu, scendendo verso i cantieri di Gennamari, e Naracauli lungo il vecchio tracciato della ferrovia mineraria, attraverso i boschi di lecci e ginepri, si raggiunge il mare presso la foce del rio Piscinas.

Sa Rocca e' Su CastedduNell’area mineraria di Montevecchio, a circa 6 chilometri dal centro principale sono state invece recuperate le strutture del pozzo Amsicora, l’ultimo pozzo ad essere chiuso nel 1991 in seguito alla dismissione di tutte le miniere dell’arburese. Montevecchio, attualmente ancora abitata da circa 400 persone, è stato uno dei centri minerari più importanti d’Europa, rinomato per la bellezza e la pregevolezza dei suoi edifici, come la Foresteria o per l’alta professionalità dei suoi tecnici che dirigevano l’unico Ufficio geologico presente in Sardegna fino agli anni ’60 del Novecento. La più vasta e importante collezione mineralogica della Sardegna, creata in quegli anni dall’Ufficio geologico di Montevecchio, é attualmente in fase di recupero per l’allestimento del Museo mineralogico.

Le aree minerarie di Ingurtosu e Montevecchio, oltre ad avere una notevole importanza storico-mineraria, comprendono alcuni territori di straordinario interesse naturalistico, fruibili grazie a una serie sterminata di sentieri, mulattiere e strade sterrate. La vegetazione naturale presente nella zona interna è una macchia a leccio associata a corbezzolo e lentisco, fillirea e sughera. Caratteristica, seppure tipica della macchia mediterranea, è la flora dei luoghi, dai profumi intensi e dalle infinite tonalità di verde che in primavera si tinteggiano dell’azzurro del rosmarino e del giallo della ginestra selvatica.

In questi paesaggi è presente in numerosi esemplari il cervo sardo, riunito in una colonia numerosa, che da sempre convive con la miniera e con le sue genti. Sono inoltre numerosissimi i cinghiali in quasi tutte le zone e, a testimonianza dell’integrità dell’ambiente naturale, lungo le coste sabbiose nidifica la tartaruga marina caretta caretta.