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Cenni storici

Le origini di Arbus si perdono nella notte dei tempi: il suo vasto territorio fu abitato fin dall’antichità e sono numerose le testimonianze di insediamenti umani. Villaggi neolitici sorgevano in varie località, sia all’interno che nei pressi della costa, e numerosi sono i siti archeologici: dalla tomba dei giganti di Bruncu’Espis, nei pressi di Funtanazza, ai diversi nuraghi, tra cui spicca quello di Cugui, uno dei più originali della Sardegna. Tracce di insediamenti fenicio-punici sono state rinvenute soprattutto nell’area costiera. Di particolare interesse i ruderi di un edificio nei pressi di Capo Frasca, che potrebbero essere i resti di un tempio dedicato al Sardus Pater. In epoca romana erano presenti i tre villaggi di Sant’Antine, Gedili e Bruncu ‘Espis , dove passava la strada romana che univa Caralis (Cagliari) a Turris Libisonis (Porto Torres). Risalente al periodo romano, in località S’Angiarxia, nei pressi della frazione di Sant’Antonio di Santadi, si trovano i resti di una splendida villa romana, composta da diversi locali, dotata di ambienti termali e di pavimenti decorati con mosaici.

Nel periodo giudicale Arbus, la cui nascita si fa risalire alla prima metà del 1300, fece parte del giudicato di Arborea e poi della Baronia di San Gavino Monreale, dipendente dal Marchesato di Quirra. Il Comune conservò tale dipendenza fino al riscatto dei feudi del 1836, quando la Sardegna venne divisa in dieci province, e Arbus fu assegnata alla provincia di Iglesias. Al periodo della dominazione spagnola risalgono la torre costiera di Flumentorgiu, chiamata oggi Torre dei corsari, e le due tonnare di Perdas Albas, completamente scomparsa, e quella importantissima di Porto Palmas, che produceva un terzo del tonno di tutta l’isola. Dai registri parrocchiali (F. Tuveri, Quattro secoli di storia, 1965) si ricava che il paese, dedito all'inizio all'agricoltura e alla pastorizia, ebbe uno sviluppo molto lento, tanto che nel 1688 contava appena 989 abitanti e dieci anni dopo era ancora a 1282. Nel 1728 la popolazione saliva a 2126 abitanti e nel 1821 sfiorava le 3000 unità. In quegli anni fiorì nel paese, grazie anche al vasto territorio comunale, l'allevamento di ovini, caprini, bovini, suini e cavalli che, nonostante l'assenza di strade, diede vita ad un commercio intenso soprattutto con Cagliari e Oristano. Altra attività di rilievo era quella dedicata alla tessitura dell'orbace, praticata dalla quasi totalità delle famiglie: su 670 case censite, 600 erano fornite di telaio.

In seguito all’intensificarsi dello sfruttamento delle vicine miniere di Montevecchio e Ingurtosu e alla manodopera richiamata da diverse parti della Sardegna, nel 1901 Arbus con 6450 abitanti era uno dei paesi più grandi della diocesi di Ales. L'ulteriore sviluppo delle attività estrattive avvenuto nel periodo successivo alla seconda guerra mondiale portò la popolazione negli anni a metà del Novecento a superare i 10.000 abitanti, ridottisi poi drasticamente in seguito alla crisi delle miniere e alla definitiva chiusura degli impianti.

Il XX secolo si è chiuso con nuove prospettive offerte all'economia del paese dalla valorizzazione delle coste che lambiscono ad ovest il territorio comunale. Si pensa che possa costituire la risorsa primaria per la nascita di una solida industria turistica in grado di risolvere i gravi problemi occupazionali.