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Cenni storici

Un effigie di Eleonora di Arborea all'interno di San Gavino MartireLe prime testimonianze storiche su San Gavino risalgono a tempi remoti. Dei trenta nuraghe individuati, purtroppo per incuria e per effetto del tempo niente di visibile è pervenuto fino a noi; va inoltre detto che nessuno scavo specifico è mai stato eseguito, pertanto le testimonianze consistono per lo più in piccoli ritrovamenti e in materiali costruttivi relativi all’epoca e riutilizzati in costruzioni successive. Sono un esempio di riutilizzo di materiali d’epoca nuragica alcuni elementi delle chiese di Santa Croce, Santa Chiara, San Gavino e il convento di Santa Lucia che fanno pensare che quei luoghi fossero già centri di culto molto più antichi.

Anche molti toponimi, comeNuraci e Nuraxeddu, richiamano in modo specifico il periodo nuragico  .

Tra i numerosi siti nuragici va ricordato il villaggio di Cor’e Mobas, dove sono stati rinvenuti parecchi reperti e circa trenta capanne.

Non manca la continuità storica, testimoniata dai ritrovamenti di età punica e romana. In particolar modo va indicato il più importante sito di età punica Ruinas Mannas, che ci ha conservato ceramiche ed oggetti ornamentali di uso domestico, oltre a steli funerarie ed edicole votive. Risale invece al 1967 la scoperta di 19 tombe romane risalenti al periodo paleocristiano, ritrovate durante i lavori per la rete fognaria nella zona dell’attuale via Vittorio Veneto.

Ma l’epoca di cui San Gavino conserva più tracce è indubbiamente il periodo giudicale.

I primi veri natali di San Gavino pare risalgano all’anno Mille, quando il borgo si chiamava Nurazeddu o Nurazellu e ruotava attorno alla chiesa di San Gavino, dove si concentrarono anche gli abitanti dei vicini borghi di Ruinas Mannas e Ruineddas.

Durante le guerre tra Arborea e l’Aragona San Gavino fu spesso abitata dai comandi militari e dalla stessa corte dei giudici che pare avesse eletto a cappella regia, una sorta di pantheon reale, proprio la chiesa di San Gavino Martire.

Iscrizione all'interno di San Gavino MartireLa sua posizione centrale e la presenza del vicino castello di Monreale, che ben presto assunse un ruolo fortemente difensivo, fecero di San Gavino un’importante retrovia sottoposta a continue pressioni militari. 

Fu proprio a causa delle guerre che il borgo venne quasi raso al suolo e, a conferma dell’importanza dell’avamposto giudicale, si ricorda come un rappresentante della cittadina sia stato all’epoca invitato a firmare la pace tra Giovanni d’Aragona e il giudice Mariano V d’Arborea nel 1388.

Nel 1409, a seguito della sconfitta definitiva degli Arborea nella tristemente nota battaglia di Sanluri, la curatoria di Bonorzuli, di cui San Gavino era capoluogo, venne smembrata in due baronie. San Gavino con Sardara e altri villaggi finirono nelle mani dei Centelles, allora feudatari del Marchesato di Quirra, per passare poi agli Osorio, quando la dinastia dei Centelles si estinse ed essere, infine, riscattato nel 1839.

Sotto la dominazione aragonese e spagnola il centro abitato giudicale si spostò dalla zona adiacente la chiesa di San Gavino verso le chiese di Santa Croce e Santa Chiara, quartiere che tuttora rappresenta il centro della cittadina e che ha, in buona parte, mantenuto l’impianto aragonese.

In epoca spagnola (1479-1708/1717-1720) e piemontese (1720-1847) l’attività prevalente era quella agricola e pastorale. L’Ottocento è stato per il borgo il secolo della grandi inondazioni e della lotta alla malaria; non inferiori furono certamente i danni causati dal susseguirsi di carestie ed epidemie di vaiolo.

Una svolta nel quadro economico e sociale della cittadina è legata alla realizzazione della Ferrovia a fine Ottocento e alla nascita della Fonderia negli Anni Trenta del 1900, che hanno cambiato il volto dell’economia locale trasformando il borgo da agro-pastorale a prevalenza industriale.