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Home - Il parco - Giuseppe Dessì - Biografia

Biografia

Giuseppe DessìGiuseppe Dessì nasce a Cagliari il 7 agosto del 1909 da Francesco Dessì Fulgheri e Maria Cristina Pinna. Trascorre buona parte della sua infanzia e adolescenza a Villacidro, dove, a causa dei continui trasferimenti cui il padre, generale dell’esercito, è sottoposto, il giovane Dessì trascorre lunghi periodi nella casa del nonno materno insieme alla madre.

Giovane inquieto e “ragazzo indisciplinato” ma allo stesso tempo lettore avido e insaziabile, come lui stesso ama definirsi, Dessì non riesce a compiere degli studi regolari e viene affidato a vari insegnanti privati tra cui il sacerdote Don Luigi Frau. 

“Pessimo scolaro, riottoso e disordinato, fuggito dal collegio, fui fin dall’infanzia un lettore avido e insaziabile. Quasi completamente abbandonato a me stesso, leggevo tutto ciò che un ragazzo della mia età non avrebbe dovuto leggere. Delle mie letture nessuno si curava né per consigliarmele né per proibirmele. Continuai a leggere tutto ciò che mi capitava tra le mani, indiscriminatamente.” (Dessì)

E’ questo il periodo in cui riesce ad accedere alla biblioteca custodita in un armadio a muro, appartenuta al nonno, e ricca di testi soprattutto di carattere filosofico, (Leibniz, Spinosa, Cartesio, Voltaire, Diderot, Comte, Darwin e Spencer). Queste letture provocano nel giovane profondi turbamenti.

E’ il padre a venirgli in aiuto: esaminate casualmente le letture del figlio e consideratele inadeguate per un ragazzo appena sedicenne, gli regala l’Orlando Furioso, in un’edizione “senza note e senza prefazione”. La lettura dell’Orlando rappresenta per Dessì la scoperta della poesia e il recupero di equilibri smarriti. 

Il parziale equilibrio ritrovato consente al giovane di arrivare, sebbene in ritardo, agli studi liceali a Cagliari, dove frequenta il Dettori a partire dal 1929. Qui fa incontri fondamentali per la sua formazione di uomo, intellettuale e scrittore. Conosce Delio Cantimori, suo insegnante di filosofia e storia e, attraverso lui, Claudio Varese.

Tra lo studente e il professore si stabilisce un intenso rapporto di stima e fiducia ed è proprio Cantimori a suggerirgli di iscriversi alla Normale di Pisa.

Dessì viene respinto all’esame di ammissione, tuttavia fu così vicino a quell’ambiente da conoscere molti giovani normalisti che resteranno suoi amici e compagni per tutta la vita. In quegli anni, a Pisa, fa fondamentali incontri con personaggi appartenenti alla cerchia del Cantimori: Aldo Capitini, Claudio Baglietto e Carlo Ludovico Raggianti, oltre a Claudio Varese, Cordié, Russo e Momigliano.

In questo clima di fervore intellettuale e di confronto Dessì consegue la laurea in Lettere nel 1936.

L’esperienza toscana rappresenta per lui un momento fondamentale della sua formazione intellettuale, umana e politico - sociale. Figura fondamentale in questo periodo è proprio Claudio Baglietto che, in nome della sua ideologia antifascista, sceglie l’esilio; alla sua figura si ispira Dessì per creare uno dei suoi personaggi più importanti, che torna in più opere, una sorta di alter ego dello scrittore: Giacomo Scarbo.

Negli anni successivi inizia la sua carriera di insegnante nelle scuole medie superiori.  Nel 1939 viene nominato Provveditore agli Studi a Sassari e quindi Ispettore presso il Ministero della Pubblica Istruzione. Per il suo lavoro cambia più volte città, fino a stabilirsi a Roma, dove vive gran parte della sua vita fino alla morte, avvenuta nel 1977.

Sardo del “Continente”, Dessì porta sempre con se, dovunque, un profondo senso di appartenenza alla sua terra natale, un’intensa nostalgia per la Sardegna e per Villacidro in particolare.

La nostalgia dell’isola e l’amore per i suoi luoghi d'infanzia traspare in maniera forte dalle sue pagine e proprio l’isola, con le sue sfumature, la sua storia, il suo senso del tempo, la sua lingua, i suoi silenzi, i suoi colori e profumi assurgono con prepotenza a protagonisti indiscussi della sua produzione letteraria e poetica.

L’attività letteraria del Dessì ha inizio nel 1937 con la pubblicazione di articoli comparsi su “La stampa” di Torino, su “La Nuova Antologia”, “Primato”, "Porta-Nova”, “L’Orto”.

Ma è l’anno successivo, il 1938 che lo consacra come scrittore con la pubblicazione del suo primo libro, una raccolta di racconti dal titolo La sposa in città che si apre con il racconto omonimo:

“Non senza fatica stesi la semplice storia dell’uomo di San Silvano dai capelli brizzolati. Lo feci tornare a San Silvano dopo lunga assenza, perché potesse sentire come cosa nuova tutto ciò che invece aveva conosciuto fin dall’infanzia; e lo feci elettricista perché potesse portare a San Silvano un elemento nuovo: quelle lampade che si accendevano tutte d’un colpo, la sera, sul paese già buio.” (Dessì) 

A solo un anno di distanza dal volume dei racconti, nel 1939, pubblica il primo romanzo San Silvano, “il racconto con e per la memoria” il cui stile narrativo fa definire Dessì come “il Proust sardo” dal Contini. In quest'opera, il tono e il gusto lirico-memoriale de La Sposa in città sono ancora meglio dispiegati nella molteplicità di vibrazioni poetiche e di rievocazioni.

La duplice necessità di cercare e analizzare la realtà e di dare spazio alla fantasia senza cedere totalmente ad essa sta alla base della poesia dello scrittore e da questa dialettica nasce tutta la sua produzione letteraria successiva.

Nel 1941 Dessì è a Sassari come Provveditore agli Studi, e porta all’interno delle sue amicizie tutto il senso profondo della sua esperienza “continentale”. Degli anni sassaresi fa parte anche l’esperienza del settimanale “La Riscossa”, di cui Dessì inaugura il primo numero con un suo scritto. 

Nel 1942, il romanzo Michele Boschino propone due modelli narrativi diversi: la prima parte è una ricerca oggettiva, condotta in terza persona, mentre la seconda, con un brusco taglio, condotta in prima persona, offre una scrittura soggettiva ed introspettiva. Il Boschino rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso letterario e artistico dello scrittore e la ricerca di equilibrio tra queste due poetiche sarà parte integrante di tutta la produzione del Dessì fino al capolavoro Paese d’ombre.

Seguono anni di intensa attività letteraria: nel 1945 esce la raccolta Racconti vecchi e nuovi, nel 1949 il racconto La storia del principe Lui. Nel 1955, trasferitosi a Roma pubblicherà I passeri, nel 1957 i volumi: L’isola dell’Angelo e La ballerina di carta, due raccolte di racconti.

Nel 1959 Introduzione alla vita di Giacomo Scarbo, nel 1961 Il disertore vincitore del Premio Bagutta che suscita il pieno consenso della critica letteraria.

All’attività di narratore si intreccia quella di drammaturgo: nel 1958 esce il racconto drammatico La giustizia; nel 1964 Eleonora d’Arborea e nel 1965, nel volume Drammi e Commedie dell’ERI il racconto drammatico La trincea.

Al narratore e al drammaturgo si affianca anche l’attività di saggista: nel 1965, in un elegante volume, Scoperta della Sardegna, Dessì pubblica una raccolta delle più significative pagine sull’isola scritte da ben noti autori.

Non trascurabile è anche l’attività televisiva e cinematografica del Dessì che dal 1942 al 1967 lavora a diversi documentari e produzioni televisive tra cui le più importanti sono legate alla sua Sardegna. Il cinema rappresenta per lo scrittore un modo nuovo e diverso di raccontare la sua isola. 

Nel 1966 esce il volume di racconti Lei era l’acqua e nel 1972 il romanzo Paese d’ombre, vincitore in quell’anno del Premio Strega con una straordinaria e insolita generalità di consensi. E’ l’opera di tutta una vita a cui Giuseppe Dessì pensava già dai tempi di San Silvano; pagine in cui si concretizza, in perfetta fusione, la duplice ricerca, parte integrante della poetica dello scrittore. 

Nonostante la penosa malattia che dal 1964 aveva costretto Dessì all’immobilità, lo scrittore non smette mai di  scrivere e, proprio in quegli anni, così difficili, nascono Paese d’ombre e La scelta.

Alla morte dello scrittore, tra le sue carte viene, infatti, ritrovato un romanzo incompiuto, pubblicato postumo nel 1978 con il titolo La scelta.  Nel 1988 e nel 1989 escono altre due opere postume: la raccolta di saggi Un pezzo di luna e i racconti Come un tiepido vento e ancora due volumi dei Diari e le Poesie.

In una lettera a Claudio Varese, nel 1965, già sofferente e provato dal male, così scriveva:

“Spero di meritare la vostra fiducia, di continuare a meritarla perché essere scrittori vuol dire essere scrittori a dispetto di tutto e fino all’ultimo.”

Da San Silvano, il primo romanzo che lo aveva fatto conoscere al grande pubblico e al mondo della critica, per arrivare al suo capolavoro Paese d’Ombre e al romanzo postumo La Scelta, l’universo letterario di Giuseppe Dessì mantiene sempre, come un punto d’osservazione privilegiato sul mondo, l’impronta del paese dove sono le sue radici. È da San Silvano/Villacidro che parte la sua esperienza conoscitiva ed è a Norbio/Villacidro che, inevitabilmente, tende a concludere questa esperienza umana e letteraria. Come a confermare un percorso di vita vissuta in simbiosi tra il singolo e la comunità, tra l’uomo e la sua terra d’origine. 

Giuseppe Dessì si spegne, dopo una lunga malattia, il 6 luglio del 1977 a Roma. Le sue spoglie riposano ora a Villacidro, il centro del suo mondo di uomo e di scrittore, a cui magneticamente si sentì attratto per tutta la vita.