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La storia

Particolare delle mura del sito di NeapolisLa necropoli etrusca della valle del Limene, i resti dell’acquedotto romano di Norbio, le chiese pisane abbandonate sulle colline come navi in secca, e le altre rare vestigia sparse lungo la strada del tempo in questa desolata regione, giù giù fino ai due palazzotti settecenteschi e al seminarietto (che stanno però un poco fuori del paese e quasi non ne fanno parte), testimoniano, più che soste, passaggi di gente forestiera che non riuscì a mettere in Parte d’Ispi profonde radici. Solo le tombe dei giganti rispondono al vero carattere di questa terra e attestano una civiltà autoctona spentasi senza lasciare altre tracce. (Giuseppe Dessì - Paese d’ombre)

Il territorio del Parco, Parte d’Ispi, vanta una lunga e antica storia di genti che lo hanno abitato fin dal periodo Neolitico come dimostrato dai ritrovamenti fatti in varie località.

Numerosi siti testimoniano l’intensa frequentazione della zona in età nuragica: protonuraghi, nuraghi semplici e complessi, grotte santuario e tombe dei giganti che si scoprono tra i campi, sulle colline e in piena montagna.

I Fenici, attratti dalle coste del sud dell’isola, sbarcarono in Sardegna a partire dall’VIII secolo a. C. e fondarono le loro colonie tra cui anche la città di Neapolis. Dalle coste penetrarono nell'interno dando luogo ad un’intensa colonizzazione e costruendo importanti centri circondati da  vaste zone destinate alla coltura, soprattutto del grano, per il fabbisogno delle città. 

E la storia di Parte d’Ispi continua e nuove genti la popolano e lasciano  traccia di sé nei suoi campi, nelle sue coste, nelle sue montagne:

Veduta del tempio punico-romano di Antas a FluminimaggioreTutti quelli che vengono da noi vogliono fare la “battaglia del grano”. Cominciarono i Cartaginesi. Come si sa essi fecero della Sardegna uno dei loro più grandi granai. Lo racconta Diodoro, e ci dice con quali mezzi ci riuscirono. (…) I Romani continuarono (…) I genovesi e i Pisani furon da noi solo di passaggio, ma ci furono da conquistatori; gli Aragonesi non lasciarono tracce di civiltà. Il Piemonte paralizzò letteralmente l’economia sarda con la legge delle chiudende.  (Giuseppe Dessì - Le due facce della Sardegna)

Importanti segni di questi lontani passaggi sono presenti nel territorio del Parco e raccontano la storia di un lontano passato, talvolta fatto di grandi nomi, altre volte fatto di piccoli uomini che hanno contribuito a dare identità ai luoghi e alla storia locale.

Scoprire oggi la storia del territorio del Parco significa immergersi nelle sue campagne e nei centri abitati, alla ricerca delle tracce del passato di cui rimangono alcuni importanti monumenti, ma talvolta solo il nome nei toponimi, o il fascino di antiche rovine.