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Collegamenti disciplinari

Accostamento con altri autori della Letteratura italiana

Paralleli con altri scrittori sardi:

  • i possibili paragoni con Grazia Deledda sono innumerevoli e qui se ne proporrà solo qualcuno; è evidente, per esempio, una somiglianza riguardo alle ambientazioni, vale a dire l’uso di luoghi vissuti per esperienza diretta, ma citati perlopiù con toponimi inventati; altrettanto palpabile in entrambi gli autori l’amore per la terra natia, palese dalle accurate e quasi amorevoli descrizioni di un paesaggio ancora selvaggio e incontaminato;
    è plausibile mettere a confronto personaggi quali le figure ecclesiastiche (prete Coi de Il disertore con prete Porqueddu di Elias Portolu); le ragazze del popolo (Rita de I passeri con Grixenda di Canne al vento); le fanciulle aristocratiche (Margherita Fulgheri di Paese d’ombre con Noemi Pintor di Canne al vento); i servitori fedeli (Susanna de I passeri, con Annesa de L’edera)
    è attuabile un raffronto rispetto al diverso atteggiamento degli autori nei confronti del banditismo e delle bardane (tra Michele Boschino e Cenere);
    sia la Deledda che Dessì, inoltre fanno costantemente riferimenti autobiografici;
    nelle loro opere aleggia sovente una sorta di fatalismo, un destino ineluttabile che travolge i protagonisti; in tal senso sarebbe realizzabile un’analogia anche con Il giorno del giudizio di Salvatore Satta
  • è palesemente rintracciabile un’analogia con Emilio Lussu, circa le convinzioni politiche inclini ad un sardismo democratico; in merito alle opere si segnala in particolare il rapporto tra Un anno sull’altopiano e Il disertore: in entrambi i romanzi, infatti, viene affrontato il malessere delle truppe nel corso della Grande guerra, disagio che ha comportato dolorose scelte quali la diserzione e l’automutilazione.
  • è facilmente realizzabile un accostamento con Sergio Atzeni, rispetto alla volontà di entrambi di capire e far capire la Sardegna con indagini storiciste, se non storiche; esemplificative le figure di due capipopolo, impegnati nella difesa dei diritti dei lavoratori: Sante Follesa, protagonista dell’episodio di Paese d’ombre riguardante i moti di Buggerru del 1904, e Tullio Saba, minatore antifascista di Montevecchio, il personaggio la cui personalità si cerca di ricostruire ne Il figlio di Bakunin;
  • nell’opera di Dessì, e in particolare in Paese d’ombre, sono individuabili l’idea di una Sardegna mitica da mantenere inviolata e la volontà di preservare l’identità dei sardi come popolo, che lo scrittore condivide con autori meno noti come Pompeo Calvia o Filiberto Farci, già narratori di un’isola abitata da discendenti di guerrieri disposti a lottare per la libertà delle sacre sponde.

Paralleli con altri scrittori italiani:

  • è possibile accostare Il disertore ad altre opere antimiliatiriste, ad esempio alla denuncia della retorica bellicista della novella La paura (1927) di Federico De Roberto, in cui un contingente multiregionale si trova alle prese con l’ottusità delle gerarchie militari; oppure all’antidannunziano Rubè (1921), di Giuseppe Antonio Borgese, in cui un avvocato, inizialmente affascinato dal superomismo, una volta al fronte assiste al crollo dei suoi miti; ed ancora, andando un po’ indietro nel tempo, con Una nobile follia (1866), un romanzo di Iginio Ugo Tarchetti;
    l’orrore della guerra e le difficoltà del reinserimento dei reduci, rappresentati ne Il disertore possono paragonarsi anche alle riflessioni autobiografiche espresse da Carlo Emilio Gadda ne Il giornale di guerra e di prigionia, in cui l’iniziale interventismo si converte in disapprovazione del conflitto;
    il parallelo può allargarsi, per contrasto, all’atteggiamento nazionalista di molti poeti del Primo Novecento, dalla guerra “igiene del mondo” dei Futuristi di Filippo Tommaso Marinetti alla guerra come “male necessario” di Giuseppe Ungaretti, alla visione della politica aggressivae interventista di Gabriele D’annunzio;
  • la saga familiare di Paese d’ombre, in riferimento alla connotazione di romanzo fortemente permeato dalla componente storica, può essere facilmente paragonata alle vicende di altre famiglie protagoniste di numerosi romanzi italiani scritti a cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, da I viceré del già citato De Roberto a Il Gattopardo, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa;
  • Timoteo De Luna, la formidabile figura di avaro disegnata ne I passeri, può condurre ad un raffronto con Mazzarò, il protagonista de La roba di Giovanni Verga; il confronto potrebbe espandersi naturalmente fino a Mastro don Gesualdo, di cui Mazzarò è l’espressione in nuce
  • sempre in merito a Il disertore, la tematica dell’inutilità del monumento al milite ignoto, eretto più per fini propagandistici che per autentico sentimento di cordoglio, è affine ad uno degli argomenti de La presa di Macallè, di Andrea Camilleri, ovvero la rappresentazione della presa della città etiope da parte dei balilla di Vigàta nel corso di un sabato fascista, in onore di un caduto nativo del luogo.