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Modulo I - Primo piano sui romanzi

Il disertore - 1961

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Personaggi

  • Mariangela Eca, una donna di Cuadu, governante del parroco
  • Saverio Eca, il figlio maggiore di Mariangela
  • Don Pietro Coi, parroco di Cuadu
  • Urbano Castai, medico condotto di Ruinalta, amico di don Coi

Ambientazione
La vicenda si svolge a Cuadu, immaginario paese sardo, nel periodo dell’avvento del fascismo e, nel lungo flashback, nel periodo della prima guerra mondiale.

Intreccio
Mariangela Eca, una povera donna di Cuadu che vive vendendo fascine di legna, ha perso ambedue i figli nel corso della Grande Guerra. Lo sconfinato dolore provato dalla madre è sordo ad ogni richiamo di prete Coi, il quale la vorrebbe rassegnata alla volontà divina e inutilmente le fa inascoltate prediche. Mariangela si occupa della casa del parroco per un vecchio debito di riconoscenza e non ha mai usufruito del denaro che ostinatamente il prelato le accredita su un libretto postale; ma un giorno, inopinatamente, ella richiede l’intera somma e la destina immediatamente ad un comitato sorto in favore della costruzione di un monumento ai caduti della prima guerra mondiale. Ovviamente l’eco della generosa offerta si spande nel piccolo centro agricolo, sollevando perplessità e incredulità e finanche maldicenze: molti pensano infatti che il mandante del denaro sia proprio prete Coi, il quale si sarebbe servito dell’innocente Mariangela per mettere in imbarazzo il comitato di cui non condivide le finalità. Alla fine il denaro, tranne una somma simbolica, viene restituito alla benefattrice con una pomposa lettera di ringraziamento.

Negli ultimi tempi a Cuadu si erano diffuse le idee socialiste e si erano avvertiti anche in quello sperduto paese del Campidano gli echi del cosiddetto “biennio rosso” che imperversava nella penisola; in breve si erano formati due gruppi ideologicamente contrapposti: i rossi rivoluzionari di Baldovino Curreli e i fondatori del Fascio di Combattimento del posto, tra cui Roberto Manca, un nobile decaduto che in breve avrà la meglio sugli avversari. È in questo contesto che la donna consegna quel denaro che non ha mai voluto perché, a suo modo di vedere, non le apparteneva; la costruzione del monumento, quindi, le sembra l’occasione opportuna per liberarsene. Mariangela conserva gelosamente un segreto, condiviso solo con prete Coi, il marito e la nuora: il figlio maggiore Saverio, dato per disperso, aveva in effetti disertato, si era rifugiato in un capanno di proprietà della famiglia nelle avite e amate montagne e si era rivolto alla madre per essere aiutato e protetto. Lei aveva avvisato il parroco che aveva confessato il giovane, ma l’argomento del segreto dialogo fra i due uomini non le era stato mai rivelato. Saverio era sopravvissuto solo cinque giorni dopo la confessione al sacerdote che aveva a lungo rimuginato il contenuto di quelle confidenze: il soldato, ormai stanco di una guerra di cui non comprendeva le motivazioni aveva reagito ad un rimprovero ingiusto del proprio capitano e lo aveva ucciso con un colpo alle spalle.

Dalla ricostruzione offerta dal giovane, oppresso dal rimorso, ma non per questo incline a pagare il delitto col carcere, prete Coi evince che c’è la possibilità che il tenente sia morto in un’azione di guerra e che quindi Saverio abbia solo disertato e non assassinato. Il prelato, in preda a dubbi e perplessità, cerca di trovare una soluzione alla scabrosa vicenda anche grazie all’aiuto di un eccentrico amico, il medico Urbano Castai (è giusto dare l’assoluzione ad un omicida? Non doveva consultarsi con un suo superiore?), ma nel frattempo il fuggiasco, in preda alla malaria, muore. Il seppellimento avviene di nascosto, occultando il cadavere nel vecchio capanno dove, da allora, Mariangela si reca regolarmente, per accendere i lumini votivi e per pregare per l’anima del suo disgraziato figliolo: è quello per lei il vero monumento al caduto. La donna, dopo aver a poco a poco versato nuovamente il denaro nelle casse del comitato, senza che questa volta nessuno ci facesse caso, non presenzia nemmeno alla retorica cerimonia di disvelamento della statua, rappresentante un angelo che sorregge un soldato morto: quello sarebbe stato finalmente l’ultimo atto, l’ultima occasione in cui si sarebbe parlato della vicenda, strombazzata per fini demagogici. Dopo l’inutile chiacchiericcio, formale e insincero, ci sarebbe stato solo il silenzio che avrebbe finalmente avvolto quella tomba sperduta in mezzo alla montagna.

Commento
Giuseppe Dessì nel 1962 viene insignito per Il disertore del Premio Bagutta, il più antico premio d'Italia assegnato per la prima volta nel 1927. La vicenda per certi versi ricorda altri racconti di guerra, come, tanto per citare qualche esempio, la novella La paura di Federigo De Roberto; tuttavia, omaggia soprattutto Un anno sull’altopiano di Emilio Lussu, di cui lo scrittore era ammiratore dichiarato e a cui dedica alcune belle pagine.

La protagonista del romanzo inizialmente è Mariangela Eca, una povera raccoglitrice di fascine di legna, senza cultura e convinzioni politiche fondate, la quale, però, forte di uno sconfinato amore materno, si oppone inconsapevolmente alla demagogia dell’esaltazione dei caduti, contrappuntando con un istintivo antimilitarismo, la pomposità di certe manifestazioni falsificate, che vengono innestate più per la ricerca del prestigio che per vera compassione. Ne Il disertore è affrontato di striscio anche il periodo del cosiddetto “biennio rosso” e del successivo avvento della dittatura: l’episodio dell’assassinio di Baldovino Curreli ad opera di una delle prime squadracce fasciste è raccontato con una tale asciuttezza e nitore descrittivo che si affida al lettore il compito di emozionarsi ed esecrare l’efferato gesto.

Nell’arco del racconto, la vicenda si snoda fino a spiegare la ragione del titolo: in una lunga analessi viene narrata la vicenda di Saverio, il figlio minore di Mariangela, disperso durante un’azione di guerra e creduto morto. Questi ricompare inopinatamente in paese e viene trovato malato e delirante dalla madre che si occupa di lui e induce prete Coi a parlare con lui. La confessione di Saverio al sacerdote è il momento di spannung del romanzo, nel quale si comprende il vero motivo della diserzione del soldato: Saverio ha commesso un delitto, reso ancora più grave in quanto perpetrato per futili motivi e nei confronti di un capitano che, ammette lo stesso omicida, era sempre stato corretto con lui.

Nelle parole di Saverio, scabre e essenziali, si evidenzia l’esasperazione, la stanchezza, la perdita di senso di tanti giovani spediti al fronte scarsamente motivati, divenuti spesso vittime di comandanti inetti e altezzosi, sottomessi sovente a ordini astrusi impartiti senza spiegazioni, mandati a rischiare la vita in azioni sterilmente inefficaci. La guerra, la sua inutilità, il suo orrore, la sua atrocità, può trasformare il “migliore” dei figli di Mariangela Eca, un ragazzo ”buono, docile, mite, allegro”, in un uomo vendicativo e violento, un assassino assalito dal rimorso, eppure disposto anche a ripetere il suo gesto istintivo e disperato pur di non scontare la pena per la colpa che è ben consapevole di avere commesso, per non essere nuovamente obbligato ad eseguire comandi altrui.

Attraverso il personaggio, Dessì esprime il suo giudizio nei confronti di una guerra che non tutti hanno voluto e di cui non tutti comprendono le ragioni e che ha causato, oltre le diserzioni, un enorme numero di ammutinamenti, automutilazioni, imboscamenti; comportamenti tutti tacciati di antipatriottismo e di disfattismo e sanzionati con il codice marziale, con il risultato di ottenere che tanti ragazzi fossero incarcerati e finanche giustiziati.

In seguito alla confessione di Saverio, prete Coi è assalito dal dubbio se sia giusto assolvere un assassino, ma dopo una giornata passata con l’amico medico e filosofo Urbano Castai, prende la risoluzione di aiutare il ragazzo, ritenuto un’altra delle vittime della guerra. Con il personaggio del dottore Giuseppe Dessì disegna, ancora una volta, la figura di un uomo concreto, libero dalle pastoie della società, indifferente alle apparenze e alle chiacchiere di paese. Brillante, finemente dotato riguardo a capacità diagnostica, aveva rinunciato senz’altro ad una carriera prestigiosa per scegliere la professione di medico condotto in un piccolo centro campidanese, privilegiando una tranquilla vita in campagna, a contatto con la natura, preferita alla stima e alla considerazione dei suoi colleghi (ben diverso, quindi, dal personaggio descritto in un’analoga situazione nella novella La cometa in Lei era l’acqua, in cui le scelte del protagonista erano dettate da un pavido opportunismo). Lievemente eccentrico, quindi, nel giudizio della gente, che lo ritiene un po’ troppo incline agli eccessi di vario genere, dalla politica all’alcool, Urbano Castai è semplicemente un uomo indipendente, colto e intelligente: è l’unica persona con cui prete Coi, suo amico fin dai tempi del ginnasio nonostante le diversità ideologiche e le differenti scelte di vita, sente di potersi confidare, a causa delle sue indiscutibili doti di umanità e l’indubbio senso di giustizia.

La morte del disertore coglie quindi il parroco di sorpresa, rendendo vane le sue perplessità ed inutili i suoi uffici: Lica, la moglie di Saverio, che nel frattempo si era unita ad un uomo senza sposarsi per non perdere la pensione, si sente vedova due volte e in lacrime non riesce a capacitarsi di non essere stata cercata prima dal marito, che pure l’aveva amata; Gregorio, il padre del morto, rassegnato e pietoso, ragguaglia il parroco sulle ultime volontà del figlio, morto di malaria senza i conforti religiosi. Infine Mariangela, la madre, inconsolabile, livida, si mostra inamovibile depositaria del desiderio del disgraziato figlio, cioè di essere seppellito nelle amate montagne, occultamente: senza piangere, senza parlare e col tacito benestare del parroco, si appresta a sotterrare Saverio in quella isolata capannuccia che, da allora in poi, diverrà meta di frequenti e sofferti pellegrinaggi.

Non ci si può non soffermare, infine, sulla figura di prete Coi, un sacerdote alto e magro, ribelle di carattere, dedito alla caccia e al fumo dei sigari, colto senza sfoggio, inviso per la sua indipendente autonomia, per la sua libertà di pensiero alle leve del potere. Decisamente agli antipodi la rappresentazione di un altro religioso, l’arciprete monsignor Tarcisio Pau, basso e tracagnotto, che contrasta il parroco più anziano di lui in ogni sua decisione e iniziativa, disapprovandolo a priori e trattandolo con disprezzo e albagia. I due appartenenti al clero, anche fisicamente in antitesi, sembrano raffigurare la divisione che successivamente si verificherà nella chiesa: l’alto clero, che perlopiù sarà sottomesso al fascismo, di cui legittimerà perfino le guerre coloniali; e il basso clero che invece si manterrà generalmente fedele alla lettera della funzione missionaria e pacifista.

Sinceramente devoto e fedele ai valori religiosi e morali, prete Coi si trova di fronte al dissidio fra la compassione che sente per un povero disgraziato come Saverio, che egli percepisce come vittima, prima di tutto, e il dovere istituzionale. La morte dell’uomo lo solleverà dal dubbio che si ripresenta nel momento in cui dovrebbe contrastare la risoluzione di Mariangela di seppellire il figlio fuori dalla terra consacrata del cimitero. Rivelare l’ultimo nascondiglio del disertore significherebbe esporre la famiglia alla vergogna e all’esecrazione dell’intero paese, ormai in mano ai primi raggruppamenti fascisti; corrisponderebbe anche alla revoca della pensione per la vedova e il suo ignaro bambino. Anche in questo caso il sacerdote è dalla parte dei più deboli, persuaso che solo con questo atteggiamento possa davvero ottemperare ai suoi più sacri doveri.