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Home - La scuola nel parco - E-Learning - Modulo I - Primo piano sui romanzi - Introduzione alla vita di Giacomo Scarbo - 1948

Modulo I - Primo piano sui romanzi

Introduzione alla vita di Giacomo Scarbo - 1948

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Personaggi:

  • Giacomo Scarbo, giovane intellettuale
  • Conte Massimo Scarbo, suo padre
  • Joséphine de La Haye, prima moglie di Massimo e madre di Giacomo
  • Alina Eudes, seconda moglie di Massimo

Ambientazione
La narrazione si svolge negli anni fra la prima e la seconda guerra mondiale, in località immaginarie, Olaspri, Ordena, ecc., ma facilmente identificabili con comuni della zona di Villacidro, già teatro dei racconti di Dessì. Sono citati anche luoghi realmente esistenti, in Europa e in Africa.

Intreccio
La vicenda ripercorre a ritroso la vita di Giacomo Scarbo, dall’infanzia all’adolescenza. Il giovane conserva solo vaghi ricordi della madre, Joséphine de La Haye, morta di tisi quando egli aveva solo tre anni; segue un periodo presso la zia Maria, fino al ricongiungimento col padre, avvenuto dopo il secondo matrimonio del vedovo con Alina Eudes, che si affeziona amorevolmente al figliastro. I pochi ricordi materni affiorano attraverso il conte Massimo, un uomo severo e austero che raramente si abbandona a momenti di tenerezza col bambino, il quale assorbe i racconti della vita in comune dei genitori prima della sua nascita con avidità e rimpianto. Gli aneddoti nella savana del Congo belga, la grande proprietà presso Bruxelles assumono connotati favolistici per il piccolo ormai orfano, al punto che a Giacomo sembra di ricordare episodi mai vissuti con vividezza di particolari.

L’attenzione del narratore si sposta poi su Alina, giovane esile e impacciata, miope e poco incline alla caccia, che sente incombere su di sé il confronto con la contessa che l’ha preceduta e che è stata tanto amata da Massimo e dalla servitù. La donna tollera a malapena il soggiorno a Olaspri, zona troppo selvaggia per lei così delicata, ma in cui instaura un rapporto di complicità col piccolo Giacomo che si sente sinceramente legato a lei.

Il conte Massimo entra in conflitto con la sorella Maria riguardo al futuro scolastico del ragazzo. La zia vorrebbe che Giacomo facesse studi classici e continuasse lo stretto rapporto con i cugini Alicandia, il padre, che non ha fiducia nell’istituzione, vorrebbe che iniziasse una scuola tecnica per poi viaggiare per il mondo. Così per un trimestre Giacomo vive in città e quando la zia, convinto il conte, lo va a riprendere per condurlo a Ordena, il ragazzo ha acquisito una serie di esperienze che lo cambierà per sempre e i suoi primi turbamenti sessuali gli fanno vivere con imbarazzo le consuete manifestazioni di affetto da parte della matrigna, per la quale prova forse un sentimento inconfessato.

È proprio Alina l’unica ad accorgersi che Giacomo, sepolto da una catasta di legno, pur gravemente ferito, è ancora vivo: di fronte alle lacrime del marito, alla costernazione degli astanti, la donna acquisisce una nuova consapevolezza di sé e della vita.

Commento
Come lo stesso Giuseppe Dessì afferma in un’intervista “Giacomo Scarbo, in realtà, è quello che io avrei voluto essere” il personaggio che ha compiuto azioni che “io rimpiango di non aver fatto”. Si potrebbe configurare un rapporto simile a quello fra Ugo Foscolo e il suo alter ego, Jacopo Ortis, costruito sul dover essere, piuttosto che sull’essere. E infatti come Jacopo, Giacomo (il nome è addirittura lo stesso) muore ancora giovane, ancora incontaminato, combattendo eroicamente per la libertà conculcata: una morte forse catartica di un personaggio perennemente in crisi, l’assassinio premeditato della parte malata di sé. Quando, infatti, più di una volta si accenna alla follia di Giacomo e a quelle aspettative che avrebbe creato intorno a lui senza riuscire a mantenerle, lo scrittore allude a sé, al periodo in cui si era fatto influenzare pesantemente da letture precoci e non guidate; riflessioni filosofiche che lo avrebbero fatto scivolare nel nichilismo se il padre non lo avesse riportato, con altri volumi più consoni alla sua età e alla sua crescita emotiva, al gusto della vita. È lo stesso Dessì a rivelarlo in diverse occasioni, fra cui piace ricordare il breve scritto del 1975, “Il mio incontro con l’Orlando Furioso”.

Giacomo Scarbo, che fa la sua prima comparsa come il pittore pazzo de La sposa in città e viene più volte menzionato in San Silvano, già immerso in quella solitudine tremenda che doveva condurlo alla pazzia, in quest’opera assurge finalmente a ruolo da protagonista, mentre nelle successive narrazioni, pur rimanendo costantemente presente, è relegato ai margini degli eventi raccontati. Oltre che sulle succitate componenti autobiografiche, la figura di Giacomo, peraltro, è ricalcata almeno in parte anche sulla personalità di Claudio Baglietto, uno degli amici del periodo pisano, il quale, recatosi in Germania per approfondire gli studi filosofici, aveva deciso di non tornare più in Italia allo scopo di evitare il servizio militare: da allora in poi obiezione di coscienza, pacifismo e antifascismo saranno la cifra della sua breve esistenza.

Il personaggio di Giacomo Scarbo ha per così dire ossessionato l’autore nel corso della sua vita letteraria, senza che mai egli sia però riuscito a dare forma compiuta alla sua raffigurazione; forse proprio perché si tratta di una “autobiografia mancata”, di un astratto dover essere, troppo dolorosamente vicino alla propria interiorità, la narrazione si ferma al periodo dell’adolescenza del protagonista e si interrompe bruscamente con l’incidente da cui il ragazzo si salva fortunosamente. Il lettore può seguire il proseguo della sua vita adulta solo frammentariamente e a margine delle opere successive, in cui viene descritta solo di scorcio. In particolare ne I passeri se ne descrive l’eroica, anche se presunta, morte nelle brigate internazionali che hanno combattuto nella guerra di Spagna, alla quale forse anche il giovane Dessì avrebbe voluto trovare il coraggio di partecipare.

Il tema portante del romanzo è il rapporto tra padre e figlio, fra un uomo autoritario, fedele al rigore e all’autodisciplina militare e un ragazzo sensibile, precocemente rimasto orfano: gli sviluppi della tormentata e conflittuale relazione fra i due sono menzionati, anche se parzialmente, appunto ne I passeri. Giacomo cerca, spesso invano, complicità e affetto da parte di un padre troppo compreso nel suo dolore per riuscire a comprendere quello altrui, un uomo troppo irrigidito nelle sue teorie di maschia virilità per poter avvicinarsi alla personalità di un bambino e poi un adolescente introverso ed emotivo.

Sullo sfondo il confronto - scontro fra le due donne del romanzo (in qualche modo ripetuto all’inverso in Paese d’ombre): le figure delle due mogli di Massimo Scarbo, che si intersecano e si inseguono lungo tutta la narrazione. Le due donne sono decisamente agli antipodi: Joséphine de la Haye, prima moglie del conte Massimo Scarbo e madre indimenticata di Giacomo, effigiata in un ritratto che la rappresenta bellissima e altera, è una donna di mondo, alta, elegante e sicura di sé ed ha accumulato nel corso della sua breve vita una serie di esperienze diversificate, quasi leggendarie nel mitico ricordo del piccolo orfano. Originaria del Belgio, la donna ha viaggiato a lungo col marito, con cui amava andare a caccia (aveva una mira eccezionale) ed era amata da tutta la servitù. Il suo spirito aleggia incancellabile per le stanze di cui è ancora padrona.

Tale pesante eredità pesa sulle spalle di Alina, la seconda moglie, miope e timida, piena di paure e di fobie. La giovane donna si sente piccola e insignificante paragonata a colei che l’ha preceduta e vive quasi con un colpevole senso di usurpazione la vita accanto ad un uomo che crede ancora legato a Joséphine. Alina trascorre la sua breve esistenza con il conte Scarbo senza mai abbandonare l’idea di aver perso in partenza il confronto con la prima moglie, percepita come impareggiabile e inarrivabile, convinta di essere inadeguata nel suo ruolo di sposa e di contessa.

Nel corso del tempo tra il piccolo orfano e la giovane donna si crea un legame affettivo profondo, una complicità inevitabile, dal momento che ambedue si sentono inadeguati e sotto il perenne e severo giudizio del padrone di casa. Il loro rapporto muterà nel corso dell’adolescenza del ragazzo e si raffredderà leggermente, colorandosi di una qualche sfumatura proibita; a cui si allude tuttavia più chiaramente solo ne La scelta, in cui la figura di Giacomo è sdoppiata in quella di Marco Fulgheri. Questi ammette apertamente di essere invaghito della matrigna dell’amico e invidia l’intimità di cui egli può godere con Alina: un altro esempio di quell’eterno gioco di rimandi che costituisce uno stilema dell’opera di Dessì.