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Modulo I - Primo piano sui romanzi

La scelta - 1978

Personaggi
  • Marco Fulgheri, protagonista e voce narrante
  • Francesco Fulgheri, padre di Marco
  • Maria Cristina Uras, madre di Marco
  • Emanuele Pitzalis, zio di Marco
  • Maria Fulgheri, zia di Marco
  • Angelo Uras, il nonno di Marco
  • Margherita Fulgheri, seconda moglie di Angelo e sorella di Francesco

Ambientazione
Cagliari e provincia, durante la prima guerra mondiale e negli anni Venti.

Intreccio
Marco Fulgheri narra in prima persona le vicende della sua famiglia: la permanenza della madre a Cagliari per un lungo periodo, ospite della sorella, e la frequentazione con lo zio Emanuele, colto e un po’ eccentrico; le visite inopinate del nonno, Angelo Uras, malato ma ancora autoritario che portavano allegro scompiglio alla routine quotidiana. In seguito allo scoppio della Grande guerra il narratore racconta del malinconico ritorno nella campagna di Norbio e sottolinea l’ansia del ragazzo per il destino del padre, militare di carriera nella gloriosa Brigata Sassari, cui erano possibili solo rade e frettolose visite. Il protagonista prova, anche nel corso dei giochi infantili, un’angoscia incessante, che traccia una leggera scia di invidia nei confronti dei cugini che potevano godere della presenza del loro padre, non richiamato alle armi e un malcelato odio nei confronti di tutti quegli uomini validi che pure non erano al fronte.

La seconda parte, raccontata da un narratore esterno, è concentrata sugli anni dell’adolescenza di Marco, in preda ai primi turbamenti sensuali, dopo il trasferimento della famiglia in un bel palazzotto già appartenuto alla famiglia del padre. Il ragazzo, riottoso agli studi, è stato spedito a lavorare presso il caseificio di famiglia; tuttavia è di ingegno acuto e un formidabile lettore, così la vecchia ed eccentrica nonna Margherita (in realtà sua zia), gli regala un congruo numero di libri appartenuto ad uno zio giacobino. Nell’ultima parte, nuovamente esposta da un narratore interno, il giovane sottolinea l’importanza di quelle letture precoci, disordinate e incontrollate, disapprovate dal padre, ma condivise con la zia Maria, sorella del padre, con la quale avvia conversazioni di alto livello intellettuale; nonché con gli amici di sempre, e in particolare con Giacomo Scarbo, con cui il protagonista ha un rapporto privilegiato, un’affinità elettiva, ma a cui invidia l’intimità familiare con la giovane matrigna Alina, di cui Marco è segretamente innamorato.

Commento
Riguardo allo stile di scrittura, Giuseppe Dessì oscilla tra l’uso della prima persona, nelle opere in cui prevale l’atteggiamento lirico e intimista e il narratore onnisciente, utilizzato nella maggior parte dei romanzi. In Michele Boschino, peraltro, il dualismo è intenzionale e scaturisce da un’esigenza di frammischiare soggettività e oggettività allo scopo di rappresentare con ogni sfaccettatura la storia di uno sfortunato contadino sardo, ispirata da una vicenda autentica. La sua indecisione sulla modalità narrativa da preferire è invece evidente nell’opera inconclusa e rimasta in fieri, La scelta, che alterna parti chiaramente autobiografiche a capitoli raccontati da un narratore esterno. Nella parte finale del romanzo compare ancora una volta Giacomo Scarbo, il personaggio di fantasia che rappresenta l’autore come avrebbe voluto essere e non sarebbe mai stato. Lo scrittore, rappresenta la sua personalità in modo ancora una volta sdoppiata, fra Giacomo e il protagonista, Marco Fulgheri, dietro il quale si cela l’autentico Dessì.

Essendo così forte l’impronta “privata” del racconto, lo sfondo storico è appena accennato e solo in funzione dei personaggi: la narrazione inizialmente è incentrata sul tormento del piccolo Marco, che soffre per la mancanza del padre in guerra e nel notare come la madre sia precocemente invecchiata, vivendo, come lui, in perenne angoscia per la sorte del marito in trincea. Il padre del bambino, militare di carriera, non si è potuto esimere dalla partecipazione al conflitto, evitata invece dagli zii ed il ragazzino prova odio nei confronti di tutti coloro che stanno al sicuro, al riparo con le loro famiglie e non rischiano di sacrificare la propria vita come suo padre, che combatte anche per loro, perché mantengano il loro benessere. È evidente quindi, anche in questo scritto conclusivo dello scrittore, il sentimento di diffidenza nei confronti della partecipazione alla Grande Guerra, con le truppe mandate allo sbando senza un vero addestramento ed un’autentica motivazione. Il tema del disagio dell’esercito, a causa dell’irresponsabilità e dell’inettitudine strategica dei quadri di comando nell’ambito del primo conflitto mondiale, accennato anche in Paese d’ombre, è trattato con maggior ampiezza ne Il disertore, tra le narrazioni più conosciute ed apprezzate del romanziere sardo.

Riguardo all’ambientazione, i luoghi sono, come al solito, Villacidro, il grosso centro campidanese città natale di Dessì, anche qui come in Paese d’ombre denominata Norbio; e i paesi limitrofi, tra i quali San Gavino viene esplicitamente citata nel testo e non conserva il solito toponimo di fantasia presente nei narrativi precedenti, Acquapiana; alcune belle pagine sono dedicate al capoluogo, Cagliari, interpretata come l’incarnazione della grande città, sede di evidenti contraddizioni, in cui regna la confusione e la festa, il lusso e la miseria, la possibilità di fare carriera come quella di vivere ai margini della società. Se ne parla affettuosamente, con amore unito al timore, con un’attenzione concentrata soprattutto sul porto e la darsena, sull’acqua sterminata del mar Tirreno, simbolo dell’allontanamento dall’isola, desiderato e nel contempo paventato.

Come per Introduzione alla vita di Giacomo Scarbo, occulto alter ego dello scrittore, la narrazione si arresta all’età dell’adolescenza del protagonista, la qual cosa si potrebbe configurare come un’ulteriore dimostrazione esemplificativa di quell’eterno gioco di autoreferenzialità che costituisce uno stilema dell’opera di Dessì: l’autore non riesce a raccontare la vita del sua creatura più di quanto non riesca a raccontare la sua. Claudio Varese, che fu amico e sodale di Dessì, ci illumina sul proseguo della vicenda che è rimasta incompiuta, peraltro a causa della malattia e della morte dell’autore e non per ragioni di poetica: Giacomo avrebbe scelto la vita attiva, l’iniziativa anche rischiosa, con gli esiti che Dessì ci aveva già fornito ne I passeri; Marco avrebbe scelto la vita contemplativa, dedicata all’approfondimento degli studi, e quindi sarebbe diventato scrittore, cantore di un eroismo non suo. Due vite parallele fino ad una svolta finale, tema che avrebbe dovuto essere centrale nella narrazione e chiarire anche il titolo del libro. Secondo Varese, ciò fornisce una giustificazione anche del ricorso alla modalità narrativa in prima persona, poiché essa avrebbe reso maggiormente dicotomica la personalità di Giacomo rispetto al protagonista, nel momento in cui i loro destini divergeranno definitivamente.