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Modulo I - Primo piano sui romanzi

I passeri - 1955

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Personaggi

  • Rita, una giovane donna di ordina, fidanzata di Giovanni
  • Susanna, governante di casa Scarbo
  • Conte Massimo Scarbo, padre di Giacomo Scarbo

Ambientazione
La vicenda è ambientata a Ordena, immaginario paesino di montagna nella provincia di Cagliari, esplicitamente citata nel testo. Ordena si trova ad una certa distanza da Olaspri, altro luogo di fantasia e da Acquapiana (San Gavino). La narrazione si svolge nell’ultima fase della seconda guerra mondiale, dopo l’8 settembre 1943, in una Sardegna già evacuata dai tedeschi e occupata dalle truppe alleate.

Intreccio
Rita è innamorata di Giovanni, un giovane militare di origini emiliane. Sorpresa in teneri atteggiamenti con lui e insultata dal padre, che disapprova il rapporto con il forestiero, la ragazza abbandona la casa paterna e va a vivere con la più comprensiva zia Leonia, suscitando ovviamente le chiacchiere del piccolo paese di Ordena. Prima di partire per il fronte, Giovanni aveva cercato di sposare Rita, ma non aveva potuto farlo per motivi burocratici; così le aveva promesso il matrimonio al suo ritorno e le aveva lasciato una forte somma di denaro, in pegno della vita che avrebbero costruito insieme.

L’unica consolazione della giovane, dopo la partenza dell’amato, sono le visite a Susanna, la governante di casa Scarbo, alla quale confida di essersi lasciata sedurre dal giovanotto e di essere incinta, condizione che non potrà nascondere a lungo e a causa della quale confida a maggior ragione nella sincerità delle intenzioni del giovanotto. Susanna, una donna di larghe vedute e dalle molteplici esperienze le consiglia di fare visita a una certa Barbara che l’ha aiutata tempo prima a “levarsi il pensiero” e le rivela che molte compaesane dalla reputazione immacolata hanno fatto come lei ricorso clandestinamente all’aborto. Susanna convince Rita a trasferirsi da lei e le racconta come, a causa della sua ingenuità e fiducia malriposta si fosse fatta sedurre da un uomo che poi l’aveva abbandonata. Dopo quella delusione aveva intrecciato diverse relazioni, ma ormai solo per divertirsi, senza complicazioni sentimentali.

La donna gode della fiducia del Conte Massimo Scarbo, padre di Giacomo, partito per la guerra di Spagna per combattere contro i falangisti e mai più ritornato. Il vecchio conte, vedovo due volte e rimasto con la sola compagnia della serva Susanna, oramai malato e stizzoso, si ostina a non credere alla morte dell’unico figlio, amatissimo, ma in perenne conflitto col padre. L’uomo continua a conservare denaro destinato al figlio e a malincuore si decide a riservarne una parte all’affezionato nipote Manlio, reduce del secondo conflitto mondiale, ancora in svolgimento, di cui segue con indifferenza i racconti di guerra.

Manlio, che è medico, e Susanna si ritrovano ad aiutare Rita la quale, recatasi al campo militare in cerca di notizie di Giovanni, viene stuprata da due soldati di colore, che avevano in precedenza anche ucciso il giovane che la stava aiutando nella sua ricerca e con cui la ragazza aveva passato una notte d’amore. Manlio rivede in Rita la donna che ama, Maria, conosciuta in continente, e dalla quale pensa di ritornare, nonostante rischi la morte: a nulla servono le preghiere e gli avvertimenti di Susanna riguardo all’aggravarsi delle condizioni di salute del vecchio Conte, circondato da parenti avidi, ansiosi di accaparrarsi la ricca eredità, composta da terreni, dalla casa e da una cospicua somma di denaro contante.

Nonostante abbia avuto notizie pressoché certe riguardo alla morte del figlio, l’anziano conte è ossessionato dal pensiero di preservare almeno la casa a lui, quindi, scrive una lettera testamentaria, nella quale stabilisce che Susanna, dopo la sua morte, dovesse disporre della villa e del denaro liquido in attesa del ritorno di Giacomo. La situazione precipita: il conte Massimo muore dopo una breve agonia e Timoteo De Luna, il presunto erede, vorrebbe trovare il testamento dello zio per bruciarlo, ma la lettera viene intercettata da Rita che la porta con sé nella casa della zia Leonia. Nel frattempo Susanna viene ingiustamente accusata di furto e arrestata, ma Rita, incurante delle remore della vecchia e ignorante zia che la invita a non intromettersi, decide di affidare il documento a Cabruno, un amico fidato del conte, che potrà discolpare l’amica e far rispettare le ultima volontà del suo padrone.

Commento
Con la vicenda de I passeri, Giuseppe Dessì inclina decisamente verso una narrazione realistica. La ricostruzione storica della Sardegna ormai in mano agli alleati anglo-americani dopo l’evacuazione pressoché pacifica dei tedeschi, è attendibile e scrupolosa: l’occupazione dei luoghi strategici dell’isola, i posti di blocco sulle strade, le difficoltà nelle comunicazioni e nel rintracciare la localizzazione di un singolo militare, sono descritti con una verosimiglianza dovuta a ricerche accurate ed attente, oltre che all’esperienza diretta dell’autore. Questo romanzo è l’unico che Dessì ambienta esplicitamente in un periodo circoscritto della seconda guerra mondiale; negli altri narrativi privilegia gli anni del primo Novecento, quelli della sua giovinezza. Persino in Paese d’ombre, che si svolge in un excursus storico piuttosto lungo, l’autore si sofferma molto meno negli anni della vecchiaia del protagonista Angelo Uras, preferendo i periodi della sua giovinezza e maturità.

I passeri si presenta come una virtuale prosecuzione della Introduzione alla vita di Giacomo Scarbo, la cui narrazione si ferma al periodo dell’adolescenza del protagonista e si interrompe bruscamente con un incidente da cui il ragazzo si salva fortunosamente. Il lettore può seguire il proseguo della sua vita adulta solo frammentariamente e a margine delle opere successive, in cui viene descritta solo di scorcio. In particolare ne I passeri se ne descrive l’eroica, anche se presunta, morte nelle brigate internazionali che hanno combattuto nella guerra di Spagna, alla quale forse anche il giovane Dessì avrebbe voluto trovare il coraggio di partecipare. Nel romanzo si assiste, in analessi, anche agli sviluppi della tormentata e conflittuale relazione tra Giacomo, un giovanotto sensibile ed emotivo e il padre, Massimo Scarbo, un uomo autoritario, fedele al rigore e all’autodisciplina militare. Il conte Scarbo, ormai vecchio e in fin di vita, rammenta i suoi trascorsi con un figlio che ha tanto amato, ma non ha mai capito; si rende conto, con rimorso e senso di colpa, di avere sprecato gli anni in cui avrebbero potuto comunicare di più e condividere situazioni ed esperienze. Non gli rimane che ancorarsi ottusamente all’idea che il figlio sia ancora vivo e testardamente ne attende l’arrivo, ripromettendosi di accantonare quanto possibile del suo patrimonio per assicurare al figlio una vita agiata e priva di problemi economici.

L’eredità degli Scarbo fa tuttavia gola ai parenti, tutti persuasi della morte di Giacomo. Il decesso di Massimo è atteso in particolare da una figura di formidabile avaro, degna del Mazzarò verghiano: Timoteo De Luna, noto per la sua avidità, il cui amore per la roba è tale che per essa è disposto a venire meno al senso di pietà che si dovrebbe tributare ai morti. Invidioso da sempre dell’erede conte Scarbo, con cui già in passato aveva avuto scontri anche brutali, non è disposto a perdere l’occasione propizia per appropriarsi finalmente di tutto ciò che a suo parere gli spetta, ricorrendo anche con l’inganno pur di accampare i suoi presunti diritti.

La vicenda centrale del romanzo comunque, verte sue due giovani donne, Rita e Susanna. Rita è una ragazza di campagna, ingenua e fiduciosa, che viene sedotta e abbandonata incinta da un soldato romagnolo che, una volta tornato in continente, non dà più segni di vita. La giovane cerca sconsolatamente notizie dell’amante, nella cui sincerità si sforza disperatamente di credere e viene appena sfiorata dall’idea di abortire, che la più esperta Susanna le adombra come eventualità di liberarsi dell’indesiderato frutto dell’amore.

Nel corso dei suoi tentativi di ricerca, Rita ottiene un aiuto non disinteressato da parte di un militare italo-americano che viene poi tragicamente assassinato da alcuni soldati di colore i quali in seguito violentano la ragazza; un crescendo di violenza che Rita subisce fatalmente e che riesce a raccontare solo in un secondo tempo e senza alcuna speranza di trovare giustizia nei tribunali, né comprensione da parte dei suoi compaesani. Solo Susanna l’aiuta e la compatisce, nonché Manlio, il nipote medico del conte Scarbo, che tanto tempo prima aveva rubato proprio a Rita il suo primo bacio. Manlio si rispecchia nella vicenda di Rita e, assistendo alle sue disgraziate disavventure, trova il coraggio di farsi paracadutare nuovamente in continente, allo scopo di raggiungere la donna che ama, la quale potrebbe anch’essa sentirsi abbandonata e in difficoltà.

Susanna è una donna indipendente e vissuta, che ormai è intenzionata a dirigere il proprio destino, senza lasciarsi condizionare da pregiudizi e compromessi. Fa scelte precise e in un certo senso rischiose, che la rendono invisa ai parenti del conte Scarbo, di cui è diventata devota governante. Anche Susanna da parte sua, affronta quindi la sua razione di vessazioni ed ingiustizie: la fedeltà al suo padrone, la spinge a cercare in ogni modo di rispettarne le volontà, conservando la sua casa e le sue sostanze per il fantomatico ritorno di Giacomo. Si contrappone così ai ricchi congiunti del conte ormai morto, viene accusata di furto e messa in carcere: solo l’intervento di Rita e del dottor Cabruno, un medico illuminato e progressista, la salverà da una condanna ingiusta. Trovando il coraggio per intervenire in favore dell’amica, Rita trova finalmente la sua dimensione e la fermezza nelle proprie azioni: acquisendo consapevolezza della propria dignità di donna, sarà in grado di accettare una maternità che condurrà da sola a testa alta, senza vergognarsi e senza accettare compromessi. Non è nemmeno spaventata all’idea di dover lasciare il paese per trasferirsi altrove, nella certezza di poter avere nella ritrovata Susanna appoggio e complicità.