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Modulo III - Lo stile

Le ambientazioni

Olivastri millenari nel parco di San Sisinnio a VillacidroGiuseppe Dessì sceglie come ambientazione privilegiata delle sue opere una specifica e ben delimitata zona della Sardegna che conosce approfonditamente e ama, la terra nativa sua e dei suoi avi. Esplorando la sua opera, non si può certo non alludere ai contesti naturali così spesso amorevolmente raffigurati da Dessì: i boschi, le foreste inalterate da secoli, divenute preda di opportunisti senza scrupoli, metafora di una Sardegna colonizzata e vilipesa. Anche riguardo ai centri abitati lo scrittore fa ricorso alla propria esperienza personale e la maggior parte dei suoi narrativi si sviluppa pertanto a Villacidro, un grosso centro campidanese, e nei paesi limitrofi, quali San Gavino, Gonnosfanadiga, fino a Buggerru e a Cagliari.

In realtà solo il capoluogo isolano e il centro minerario sono citati esplicitamente con il loro nome autentico: Buggerru è teatro dei cruenti moti del 1904; Cagliari, indicata a volte solo con l’iniziale C. o con l’allusivo ‘la città’, in opposizione ai piccoli centri, pur non essendo mai ambito esclusivo delle storie dessiane, compare insistentemente, spesso con minute descrizioni, nell’arco di tutta l’attività letteraria dello scrittore. Da Paese d’ombre a La scelta, dal racconto La frana alla novella L’insonnia, Cagliari è l’incarnazione della grande città, sede di evidenti contraddizioni, in cui regna la confusione e la festa, il lusso e la miseria, la possibilità di fare carriera come quella di vivere ai margini della società. Se ne parla affettuosamente, con amore unito al timore, con un’attenzione concentrata soprattutto sul porto e la darsena, sull’acqua sterminata del mar Tirreno, simbolo dell’allontanamento dall’isola, desiderato e nel contempo paventato.

Vista del paese di BuggerruLe altre località, invece, sono indicate perlopiù con toponimi di fantasia. Villacidro, per esempio compare inizialmente con il nome di San Silvano, nell’omonimo romanzo giovanile dell’autore; successivamente, in Introduzione alla vita di Giacomo Scarbo e ne I passeri, viene denominato Ordena, mentre le vicende de Il disertore si svolgono a Cuadu. Il natio borgo selvaggio si chiama Tula in Fuochi sul molo e R. ne La frana, entrambi racconti contenuti nella raccolta Lei era l’acqua; in altre novelle di questo stesso volume appare il nome di Norbio, il medesimo che viene attribuito a Villacidro, infine, in Paese d’ombre e nel romanzo incompiuto La scelta.

È piuttosto sicura, inoltre, l’identificazione di Acquapiana con San Gavino (menzionato esplicitamente ne La scelta), per via della stazione ferroviaria, citata a più riprese. Curiosamente l’autore attribuisce lo stesso nome a due località diverse: San Silvano, per esempio compare in Paese d’ombre contemporaneamente a Norbio. In maniera analoga, il toponimo di fantasia Ruinalta viene utilizzato ripetutamente per indicare un paese che disti una decina di chilometri da Norbio o da Cuadu (e potrebbe far pensare a comuni come Gonnosfanadiga), ma si rivela un altro degli alias di Villacidro nella tormentata redazione del racconto Paese d’ombra in Una ballerina di carta.

Sono numerosi gli scrittori, anche sardi, che hanno preferito ambientare le loro opere in luoghi di fantasia, disseminati tuttavia di particolari che li rendono ampiamente riconoscibili e identificabili con località reali. Si pensi al recente successo di Andrea Camilleri, che ha portato le autorità di Porto Empedocle a fregiarsi anche del nome di Vigàta, il luogo dove si svolgono le vicende da lui narrate e che rimanda esplicitamente al suo luogo di origine. Tornando in Sardegna è d’obbligo ricordare che la stessa Grazia Deledda, per un coacervo di motivazioni, raramente indicava i reali luoghi in cui collocava le sue vicende. Dessì sembra avere individuato una serie di luoghi comuni, di tipicità che ha applicato ad alcune località ben note, disseminando la narrazione di evidenti citazioni di luoghi reali e certamente identificabili, spie di un contesto concreto e riconoscibile. In tal modo si è lasciato il vantaggio di una più ampia libertà di azione, un più vasto spazio all'immaginazione. È sintomatico che indichi con precisione le identità delle località straniere, per esempio il Belgio e il Congo belga in Introduzione alla vita di Giacomo Scarbo, ovvero del continente, quale l’appassionata rappresentazione del paesaggio di montagna nel racconto Vacanza nel Nord in Lei era l’acqua: in questi casi si tratta di luoghi di ambientazione temporanea, sfruttati poche volte a fini narrativi, non dei luoghi della memoria, reali ma reinventati sempre con una devozione quasi sacra, con la viscerale dedizione del figlio riconoscente.