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Home - La scuola nel parco - Giornale interattivo - Recensione dei Diari di Giuseppe Dessì

Recensione dei Diari di Giuseppe Dessì

di Michele Dell'Aquila

Dalla Sardegna antica e profonda, come un tiepido vento (per usare il titolo di una sua raccolta di racconti), tornano a commuoverci la figura e l’opera di Giuseppe Dessì, lo scrittore sardo scomparso nel 1977. Provvede a riportarlo tra lettori ed estimatori ogni anno il Premio Letterario che il Comune natale di Villacidro gli ha intitolato e gestisce con efficienza e signorile fierezza. E si va restaurando la casa dello scrittore ove avrà sede la Fondazione che ne accoglierà (si spera) le carte e i libri e le memorie. Sull’opera narrativa e sugli aspetti diversi e molteplici della sua attività letteraria un convegno di studi si svolse dieci anni or sono, nel 1983, a Cagliari, promossa e dalla sezione sarda del centro Studi di poesia e dal Comune di Cagliari (ma soprattutto per l’impulso di Gigi Dessì e Neria De Giovanni), e ne furono pubblicati gli Atti nel 1986. si pensa ora ad un nuovo convegno che metta in luce l’opera per questa notevole di Dessì nel campo della produzione teatrale, della sceneggiatura radiofonica, televisiva, e la sua partecipazione alla vicenda letteraria e romana negli anni Cinquanta/Settanta attestata da recensioni e note di diario. Bisogna riconoscere che non è poco quanto si è fatto per tenerne viva la memoria, am il ricordo, quanto alla inerzia dell’editoria nel riproporne la cospicua opera narrativa. La quale, pur consegnata in gran parte ad editori nazionali di larga diffusione, da Mondatori ad Einaudi a Feltrinelli a Guanda e alla ERI, è pressoché fuori mercato, ristretta a pochi esemplari conservati nelle biblioteche. Il solo caso di una ristampa, per altro ben accolta dalle librerie, è stata la raccolta dei racconti Come un tiepido vento riproposti da Sellerio nell’89. E delle altre sue cose, dalla Sposa in città a San Silvano, a Michele Boschino, alla Ballerina di carta, ai Passeri, ai Racconti drammatici, a Il disertore, agli altri racconti di Lei era l’acqua, e soprattutto a Paese d’ombre; largo affresco della natia Sardegna rivisitata con memoria d’emigrato, di tutto questo cosa è?

Forse la sua voce è troppo alta e ferma per orecchie frastornate dal bla bla di tanta pruriginosa scrittura di moda? Possibile che tra tante ristampe, molte volte inutili e ingombranti, che fanno ressa nei listini degli editori e sui banchi dei librai, non vi sia posto nella produzione d’élite o di massa per le cose di questo narratore di razza che ha saputo renderci un suo «sentimento dell’isola» alto e severo, orgoglioso e delicato, radicato tra querce e olivi, sugheri e agrumeti di terra sarda, ma aperto ai venti del Mediterraneo e del mondo? La Sardegna di Dessì, infatti, non è chiusa la storia in un involucro di tradizioni e lontananza; si misura, anzi, con la storia; da radici profonde tende rami e braccia e voce ad una dimensione più larga ed universale, in cui le sofferenze dell’uomo, le leggi dell’amore, della morale e della giustizia si confrontano in un intreccio di esperienze e di modelli che non vuole essere ristretto all’isola. Nella sua scrittura, anche nelle parti di più intensa commozione e perfino ove traspare un’aura mitica, senti qualcosa di solido e pacato, il senso della storia e del doloroso radicamento. Una tale vocazione e formazione intellettuale che si riconosceva in ogni sua opera, trova ora conferma nei Diari, il cui primo volume relativo agli anni della prima giovinezza, 1926-31, è stato pubblicato con un contributo della Regione Sardegna dalla editrice Jouvence a cura di Franca Linari, una giovane studiosa che ha potuto accedere alle carte dello scrittore custodite dalla moglie, la signora Luisa Dessì, nella sua casa romana, ed avviare l’offerta agli studiosi di un largo corpus di note autobiografiche, diaristiche, cronologia di avvenimenti e zibaldone di pensieri, appunti per opere progettate e riflessioni su cose già composte, incontri, scontri, versi, prove di penna e confidenze senza riscontro, che si estendono dagli anni Venti degli studi e della formazione, a quelli Settanta della piena maturità e della morte. La curatrice, con scrupolosa trascrizione giustificata in apparato critico, offre così un materiale inedito di grande interesse: si stagliano sullo sfondo i ricordi di infanzia di adolescenza, le prime letture disordinate e numerose, il raccoglimento notturno su libri e quaderni nella cameretta di studente, i turbamenti adolescenziali dei sensi e dei sentimenti, la stagione degli studi isolani, al liceo di Cagliari con l’allor giovane Cantimori, il soggiorno universitario pisano, i primi segni di una vocazione scrittoria, di una tensione «filosofica» e morale, che porterà alla individuazione di un «grembo interiore» nel Dessì maturo, uno «spazio» in cui comporre l’urto tra le spinte del mondo grande ed il sentimento della Sardegna piccola patria; ed ancora, le descrizioni di paesaggio, ritratti di uomini e bestie, Villacidro profumata di pini e di agrumi, la casa dei nonni materni, anche questo luogo da cui partire per il mondo vasto rifugio sicuro cui ritornare.

Così, se è vero, come la curatrice non manca di far rilevare, che «qualsiasi diario debba essere prima di tutto letto come un testo autonomo e non in funzione di altro», l’interesse dello studioso va anche alla possibilità di individuazione di «alcune dinamiche e immagini comuni al di arista e allo scrittore», quasi una certificazione per quest’ultimo, la sua storia progressiva di pensiero e scrittura. Non sarà dunque fuori luogo esprimere l’auspicio che non vengano meno i sostegni necessari e la buona lena degli studiosi affinché la pubblicazione di questi Diari possa continuare negli anni ed essere portata a termine, insieme alla costituzione ed all’ordinamento di tutte le carte dello scrittore, a Villacidro o altrove, meglio se a Villacidro nella Fondazione a lui intitolata, che ne conserverà la voce gentile e severa; così verrà fino a noi che l’amiamo, intrisa d’echi e di ombre della terra di cui si nutrì.

Michele Dell’Aquila

Tratto da “Italianistica. Rivista di Letteratura Italiana” – Anno XXIII n° 2/3 Maggio/Dicembre 1994 – Giardini Editori e Stampatori in Pisa

Michele Dell'Aquila. Pugliese. Professore emerito della Università di Bari, già professore ordinario di letteratura italiana nella Facoltà di Magistero, della quale è stato Preside per dodici anni, dal 1983 al 1995. Fondatore e primo direttore del Dipartimento di Linguistica Letteratura e Filologia moderna della Università di Bari, è stato Presidente dell'Accademia Pugliese delle Scienze dal 1996 al 2004, Socio dell'Accademia dell'"Arcadia", Socio onorario della Società di Storia Patria, dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, dell'Associazione Internazionale dei Critici letterari, dell'Associazione degli Italianisti; è condirettore delle riviste "Italianistica" e "Rivista di Letteratura Italiana", direttore della rivista "La nuova Ricerca", collaboratore della "Gazzetta del Mezzogiorno" e di altri quotidiani e riviste letterarie.