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Home - La scuola nel parco - Giornale interattivo - I profumi e i sapori del Linas - Le erbe e i prodotti spontanei di Parte d'Ispi

I profumi e i sapori del Linas - Le erbe e i prodotti spontanei di Parte d'Ispi

di Alessandra Mocci

Passeggiando tra i boschi e le campagne di “Parte d’Ispi”, nome affascinante che lo scrittore Giuseppe Dessì ha dato ai luoghi ed ai paesi che si addossano e circondano il Massiccio del Linas, è facile lasciarsi rapire dagli inebrianti profumi delle erbe spontanee e degli arbusti che da queste parti abbondano.

Da sempre chi ha abitato questi luoghi ha fatto tesoro di questo patrimonio utilizzando le erbe e i prodotti spontanei del territorio. Dall’uso in cucina agli utilizzi terapeutici all’arte di profumare le case,…una notevole ricchezza di conoscenze e di incantevoli profumi e sapori fanno parte del sapere locale. I cosiddetti rimedi della nonna e la medicina popolare e tradizionale si basano quasi essenzialmente sull’uso delle erbe e dei prodotti della natura. Decotti, infusi, tisane, .. cui si rifanno gli attuali prodotti erboristici e fitoterapici.

La felice posizione geografica dei paesi del Parco permette la crescita spontanea di moltissime piante utilizzate nel campo officinale e culinario, come anche alcuni endemismi tra i quali si ricorda l’Elichrysum Montelinasanum.

Tra le innumerevoli specie, le più comuni:

  • il profumatissimo finocchio selvatico, utilizzato in cucina per profumare saporitissimi piatti (le fave lessate, la zuppa di fave e lardo, la carne di agnello in padella, minestra di formaggio fresco e finocchio) e per preparare infusi e decotti con proprietà diuretiche, digestive e disinfettanti e decongestionanti per gli occhi;
  • la cicoria, spesso arricchisce i menù sulle tavole invernali, bollite e condite con il locale olio extravergine d’oliva o impastellate e fritte, o ancora sbollentate con l’aceto e il vini e poi sistemate nei vasetti e ricoperte d’olio in attesa di essere consumate fuori stagione come delizioso antipasto. Ma, le virtù della cicoria non si limitano alla cucina, basta pensare alla sua azione depurativa e diuretica e agli impacchi, formidabili in caso di foruncoli e ascessi;
  • il cardo selvatico, le sue proprietà diuretiche lo rendono utilissimo e il suo gusto intenso è protagonista di molte pietanze dai semplici contorni, alle carni, ai sott’olio, …
  • il timo, aromatizza e profuma insieme allo zafferano il saporitissimo sugo di pomodori freschi che condisce i nostri malloreddus e i piatti di carne e pesce, molto usato per infusi e sciroppi adatti per chi soffre di problemi gastrici e dissenteria e come tintura madre per i problemi respiratori.
  • Zafferano, notissime le proprietà terapeutiche e nutrizionali, e cosa dire del suo incantevole profumo che arricchisce moltissimi dei nostri piatti tipici rendendoli unici e inimitabili: risotti, paste, minestre, ragù, dolci, ravioli, ecc
  • l’asparago selvatico: cucinato in tantissimi modi bolliti, soffritti con le cipolle e gli aromi, sui crostini, al cartoccio, con la fregola e la salsiccia, sott’olio, è uno dei pezzi forti della cucina locale e le nostre campagne sono meta di numerosi cercatori di asparagi che ne fanno scorte per utilizzarli anche fuori stagione. I suoi usi nel campo della medicina tradizionale sono numerosi per le sue proprietà diuretiche.
  • e ancora la menta selvatica, il rosmarino, la salvia selvatica, la lavanda, la verbena, per non parlare poi delle piante aromatiche usate per profumare la carne di porchetto: l’elicriso, il timo, e l’immancabile mirto su cui viene adagiato l’arrosto di porchetto appena tolto dallo spiedo o la selvaggina locale.

Da non dimenticare l’uso che alcuni farmacisti ed erboristi locali e non solo, fanno del grande patrimonio di erbe ed arbusti spontanei per produrre cosmetici e prodotti officinali di notevole efficacia.

Il profumo... del grano e del cibo

Un modo diverso e insolito per visitare il Parco Culturale Giuseppe Dessì è quello di seguire il gusto e l’olfatto, esperienza insolita da farsi attraverso i profumi che ci pervadono nel corso della lettura di alcune pagine dello scrittore villacidrese!

Chi non ricorda e non ha immaginato il profumo e il delicato sapore della minestra di “formaggio fresco e finocchio selvatico” o la fragranza del pane appena sfornato o la delicatezza delle zipulas o l’inebriante sapore e profumo dell’olio d’oliva appena spremuto!!

La lettura di Dessì è anche questo… suggestione dei sensi, non ultimi gusto e olfatto.
Ma dietro a cibi, dolci, vini e liquori si scopre la cultura dei luoghi e un mondo antico fatto di tradizioni e millenarie ricette.

La civiltà contadina e agropastorale, la grande tradizione della vita e dell’attività in montagna e, in alcune zone, la pratica della pesca fanno del Parco un grande e variegato mondo di colori, profumi e sapori.
Le opere del Dessì sono ricche di riferimenti alla gastronomia locale e alle abitudini alimentari degli abitanti del Parco e dell’isola: niente viene tralasciato!!
Come in molti altri luoghi il grano è la fonte primaria e l’alimento fondamentale del corpo e dello spirito: il grano, la sua coltivazione, scandiscono il ritmo delle stagioni e della vita e si affiancano agli eventi della quotidianità.

“Ora le voci suonavano chiare nell’aria umida; e si udiva anche il rumore sordo e continuo delle piccole mole di pietra…Le antichissime mole che non hanno cambiato forma dal tempo dei nuragici, che sono quasi un simbolo dell’immutabilità delle forme, in Parte d’Ispi, azionate dagli asinelli bendati che eternamente girano in tondo trasformando il grano in farina, chicco dopo chicco.” (Giuseppe Dessì – Paese d’ombre)

E il pane…, avvolto in candidi tovaglioli di lino, è l’alimento principale, accompagna le cerimonie, non solo i matrimoni (il pane degli sposi), le feste, ma anche i riti funebri, infatti non è raro nei paesi di Pare d’Ispi commemorare la memoria dei defunti offrendo, ai convenuti alla celebrazione, del pane da portar via e da consumare in ricordo ed onore del defunto.

“Ma a parte questo, allora, il suo vero alimento era il pane, frutto principale della concorde fatica dell’uomo e della donna, odoroso e nutriente, impastato con acqua, sale e tempo.” (Giuseppe Dessì – Sale e tempo, in Un pezzo di luna)

“Era da questo mondo oscuro che usciva, come da un forno spento e tiepido, il pane ben lievitato che Proto tagliava appoggiandoselo al petto, con il suo coltello a forma di foglia. Pane fatto in casa dalla giovane nuora, pane di grano duro, che per lavorarlo ci vuole tutta la notte quanto è lunga.” (Giuseppe Dessì – Sale e tempo in Un pezzo di luna. Note, memoria e immagini della Sardegna)

Le spighe, il pane adornano i carri delle feste, gli altari, le tavole…le sagre, i riti sono tutti indissolubilmente legate al grano e al pane.
Ma non solo grano e pane: i formaggi, “su gioddu” uno yogurt che si produce tradizionalmente nella zona, l’olio e le olive, le carni, la selvaggina, la frutta, i vini, ma anche i liquori, i dolci, le spezie e gli aromi e i frutti spontanei della terra, tutto fa capolino e profuma nelle pagine di Dessì.
Ogni alimento ha la sua importanza ed è spesso legato ad un preciso contesto: quello della festa, della cerimonia, della vita in campagna, o in montagna.
Le opere di Dessì evidenziano una particolare attenzione per le abitudini alimentari e per i cibi e sono talmente ricche di riferimenti che si potrebbe ricavarne un vero e proprio ricettario e una guida all’alimentazione tradizionale in Parte d’Ispi.
Si potrebbe cominciare con un piccolo assaggio e magari dare un nome all’esperienza: Dalle pagine al piatto!!!!

Vi offriamo alcuni esempi, e vi suggeriamo di dare un’occhiata in Paese d’ombre:

“Quasi ogni volta che il bambino andava da Don Francesco, Sofia mandava qualcosa: una primizia dell’orto o del frutteto, o un dolce, o una scodella di minestra fatta come piaceva al vecchio, o un tegame di miggiurato o gioddu, una specie di yogurt molto in uso in Parte d’Ispi”

“La bisaccia del vecchio era appesa al piuolo piantato nel muro. Egli ne tolse una grossa pagnotta avvolta in un tovagliolo di lino, ne tagliò tre larghe fette con il suo coltello a forma di foglia, ne infilò una in un rametto biforcuto che aveva preparato e la fece abbrustolire alla fiamma. Quando il pane ebbe acquistato un bel colore dorato, colse una manciata di olive nere dall’albero più vicino e intrise la fetta di pane dorato con il loro succo bruno e amaro. Il vecchio faceva tutto questo con delicatezza.”

“Sul grande tavolo, oltre le mandorle c’erano mandarini e arance vainiglia appena coltedal frutteto, bottigli di vecchia malvasia di Bosa e di spumante fermentino di tempio…. In tutte le case si faceva lo stesso gioco e c’era la stessa aria di festa, con l’odore acuto dei mandarini sbucciati e dell’acquavite: nelle case modeste e in quelle dei “ricchi”…”

“Le noci fresche erano uno dei frutti che amava di più, e il piacere che provava gli fece pensare a sua madre e a Valentina. C’era un grande noce anche nell’orto del signor Manno e qualche volta sua madre e Valentina, nei pomeriggi di domenica quando non erano in chiesa, andavano a cogliere noci. Era sempre la piccola Dolores che pretendeva di pulirle…”

Ma non fermatevi a Paese d’Ombre andate a curiosare anche nelle altre opere:

  • Introduzione alla vita di Giacomo Scarbo
  • Sale e tempo in Un pezzo di luna
  • Carnevale con diavoli rossi in Un pezzo di luna
  • Io e il vino in Un pezzo di luna
  • La scelta

e altro ancora.

Alessandra Mocci, laureata in Lettere all'Università di Cagliari con una tesi dal titolo 'Le figure femminili nelle opere di Giuseppe Dessì', lavora ed opera nel settore dei beni culturali e del turismo da circa 6 anni. Una prima esperienza la vede impegnata, nel 2000, come collaboratrice, nell'organizzazione del Premio Letterario Nazionale Giuseppe Dessì, successivamente entra a far parte della G. Fulgheri Società Cooperativa di cui attualmente è Presidente. All'esperienza all'interno della società affianca attività di ricerca e di studio ai fini di allestimenti museali tematici e della valorizzazione del territorio.