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Home - La scuola nel parco - Rivista multimediale - Articoli - Cagliari nella biografia e nelle opere di Giuseppe Dessì

Cagliari nella biografia e nelle opere di Giuseppe Dessì

“Spesso lo zio, quando non faceva passeggiate troppo lunghe, mi portava con sé. Andavamo a Monte Urpino o al ponte della Scafa, fin oltre la cinta daziaria. Io ricordo ancora il rumore della risacca contro gli scogli e l’odore delle alghe; e di Monte Urpino e del Castello San Michele ricordo lo strano odore delle erbe medicinali che lo zio si chinava a raccogliere per farmele vedere da vicino e dirmene il nome, e gli esili pini dal tronco sottile e contorto, così da diversi dai grandi pini di Norbio piantati dal nonno Angelo quando era sindaco”.

Così vengono raffigurati alcuni scorci di Cagliari nel romanzo La scelta di Giuseppe Dessì, pubblicato postumo nel 1978 dalla casa editrice Mondatori. Si tratta di un’opera incompiuta e purtroppo scarsamente letta. A questa lo scrittore lavorò negli ultimi anni, fino al luglio del 1977, quando venne a mancare nella sua casa romana di via Pisciano 75. Le passeggiate con lo zio Emanuele (un uomo non più giovane, magro e robusto e con tutti i denti sani, che si manteneva in forma con interminabili camminate) costituiscono per Dessì una delle tante occasioni per rievocare, sul filo della memoria, il paesaggio e la vita nel capoluogo della Sardegna. L’epoca di tali escursioni è quella della prima guerra mondiale, che si svolgeva lontano dalla placida città di provincia dove viveva questo zio.

Contrariamente a quanto troviamo scritto in diversi manuali letterari, l’autore di Paese d’ombre non è nato a Villacidro (da lui descritta in tanti romanzi e racconti e ribattezzata con toponimi immaginari come San Silvano, Cuadu, Norbio) ma a Cagliari. In via degli Argentieri – oggi via Mazzini- il giorno 7 agosto 1909. Le passeggiate di Dessì bambino, a cui fa riferimento nel brano citato sono da ricollegare a un ritorno in città della madre, in attesa del secondo figlio (siamo nell’anno 1915 e il padre dello scrittore è impegnato nella guerra come ufficiale). Pur vivendo stabilmente a Villacidro, la donna non volle partorire in paese perché non si fidava della levatrice (sua madre era morta di parto quarant’anni prima) e nemmeno del medico condotto, che aveva fama d’essere un grande bevitore. Dunque madre e figlio si trasferiscono a Cagliari, chiedendo ospitalità a una zia sposata con un cancelliere della Corte d’Appello, che abitava in un appartamento di via Torino adiacente all’albero la Scala di Ferro e al teatro Politeama Regina Margherita, di fronte al Distretto Militare.

Con lo zio Emanuele quasi ogni sera il piccolo Beppe andava al Bastione di San Remy, dove si svolgeva la passeggiata pubblica, mentre nei caffè si poteva prendere il gelato o una granita di limone. Dall’alto della terrazza affollata di persone di ogni età, sesso e condizione sociale appariva la città con le sue luci. Nella memoria del bambino (ha sei anni e un grande spirito di osservazione) restano impresse diverse immagini di Cagliari, che saranno incluse in altri romanzi e racconti. Seguendo il filo della biografia di Dessì, lo ritroviamo nel capoluogo dell’isola durante il periodo della sua disastrosa carriere scolastica. Era uno studente svogliato, dal profitto scarso, che in classe preferiva disegnare piuttosto che seguire le lezioni. Passò da un istituto superiore a un altro.

Una volta scappò dalla pensione nella quale alloggiava, gettando nella disperazione la sua famiglia. Il fratello Franco Dessì Fulgheri ha recentemente ricordato questo episodio in un memoriale,dove rievoca i momenti saliente della biografia dello scrittore. Eccone uno scampolo: “Un giorno la signora Maria Frau trovò sul tavolino della camera di mio fratello una lettere, in cui egli le annunciava la decisione di lasciare la scuola e la pensione, e di andarsene (ma non diceva dove) e la pregava di comunicare la cosa a nostro padre, senza però drammatizzare troppo. Altro che drammatizzare. I miei erano disperati e convinti che Beppe o si era buttato in mare o era fuggito a bordo di qualche veliero o di qualche nave di linea o da carico. Fu fatta denuncia della scomparsa alla polizia”.

Che fine aveva fatto il giovane? Dopo diversi giorni un colono della famiglia Dessì annunciò che “il signorino Beppe” si era nascosto in una grotta di Aletti, sui monti tra Villacidro e Gonnosfanadiga. Questo episodio segna una svolta nella carriera scolastica di Dessì. Da allora si mise a studiare sul serio, con una “accanimento forsennato”, scegliendo un indirizzo umanistico (prima era stato in diversi istituti tecnici). Passato al liceo Dettori, ebbe la fortuna di avere come insegnante Delio Cantimori, lo storico allievo di Giovanni Gentile e di Giuseppe Saitta, che dopo la parentesi cagliaritana passò alle Università di Roma, Messina, Pisa, Firenze. Tra il giovane docente di storia e filosofia e quell’allievo già sui vent’anni si sviluppò un rapporto di amicizia.

Così lo scrittore ne rievoca la figura in un articolo apparso nella rivista “Belfagor”: “Cantimori portava allora una nera barbetta che somigliava stranamente a quella di Sant’Efisio, il Santo protettore di Cagliari, il quale, secondo la leggenda popolare, aveva, nel 1973. fermato, con le mani nude, le palle di cannone dell’ammiraglio francese Truguet, evitando una strage. Cantimori aveva mani grandi e bianche, ben curate ed eloquenti. Noi scolari di provincia, rozzi e protervi, eravamo affascinati da quelle grandi mani bianche. Non sapevamo che appartenevano a uno studioso, a un dottore in teologia dell’antica Università di Basilea, ma per noi quelle mani avevano sfogliato tutti i libri e ne conoscevano i segreti”.

A casa di Cantimori incontrò Claudio Varese, anche lui studente del Dettori e poi normalista a Pisa. A quest’ultimo fece leggere le sue prime prove narrative, ricevendone un giudizio inizialmente negativo. L’amicizia tra Dessì e Varese (destinato a diventare titolare della cattedra di Letteratura italiana all’Università di Firenze) è importante per diversi motivi. Innanzi tutto il critico convinse Dessì a passare all’Università di Pisa (dove ebbe modo di conoscere diversi giovani poi affermatisi nel campo della cultura e dell’arte). Ina secondo luogo Varese seguirà tutte le tappe della sua carriera letterari, con consigli preziosi e recensioni acute pubblicate in giornali e riviste.

Dopo la laurea a Pisa, troviamo di nuovo lo scrittore a Cagliari, per un breve periodo. Ma poi lasciò questa città motivando il distacco con gli scarsi stimoli culturali che essa offriva in quegli anni. Tra le sedi dove prende servizio come insegnante c’è Ferrara, dove conobbe nel 1935 Giorgio Bassani di cui divenne amico. “A parte tutto – ha dichiarato Bassani nel convegno su Dessì svoltosi a Cagliari nel 1983 – il nostro incontro è stato determinante per il mio futuro di scrittore”. Fece rientro nell’isola durante la guerra, stabilendosi a Sassari, dove fu provveditore agli studi a soli trent’anni, nominato “per chiara fama” da Giuseppe Bottai. Manlio Brigaglia lo ricorda in visita al liceo Azuni, dove lui era studente: “Quando io ho fatto l’esame di maturità, nel 1944, venne nell’aula per una visita d’ispezione. Mi interrogò su Croce, che gli altri miei compagni non avevano nel programma. Mi ricordo che gli dissi che preferivo Gentile. Mi chiese perché, e se ne andò lodandomi, senza offendersi che avessi anteposto il filosofo di noi ex-balilla al maestro dell’antifascismo liberale”.

Dopo la permanenza a Sassari (durante la quale collaborò alla rivista “Primato”) se ne andò dalla Sardegna tornandovi solo per veloci soggiorni. Da Roma dove si trasferì nell’ultimo periodo della sua vita, mandò racconti e cronache ai due quotidiani isolani. Nei primi anni Sessanta arrivò a Cagliari per girare un documentario sulla nostra regione, per conto della Rai. Dopo questo viaggio non tornò più, anche per le sue precarie condizioni di salute. E’ vero che Cagliari, nei suoi romanzi e racconti, non ha mai un ruolo di spicco come Villacidro: tuttavia è innegabile che questa città faccia parte della sua mitologia personale. Tra l’altro nel capoluogo incontrò per la prima volta Emilio Lussu (che per lui divenne un punto di riferimento centrale).

A Cagliari è avvenuta la sua formazione, ha frequentato figure importanti. A volte però se ne è sentito estraneo, pur subendone il fascino, dovuto alle ventate di modernità. Cagliari la vide come una piccola metropoli dinamica e molto attiva. Così viene descritta in un capitolo del romanzo Paese d’ombre : “Il tram infilò la fiancheggiata a sinistra dai grandi palazzi con gli alti portici ombrosi e a destra dai colossali ficus elastica dal fogliame folto, carico di polvere. Tra il fogliame si intravedevano le locomotive e i piroscafi neri e rossi attaccati nella darsena accanto alle imbarcazioni a vela dalla poppa rotonda, quasi appoggiata alla banchina sulla quale si affaccendavano i fachini . Sul vocio e lo sferragliare confuso, si alzavano tratto tratto il fischio delle locomotive e l’urlo cupo delle sirene”.

Questa raffigurazione della vita cittadina, come appariva all’inizio del secolo, contiene elementi di modernità non privi di qualche pregiudizio che i cagliaritani sono un “miscuglio di razze” e, per giunta, tengono in gran dispregio chi viene dal contado. Dunque il rapporto tra Dessì e Cagliari è di amore-odio, essendo lo scrittore un portavoce convinto dei valori della civiltà contadina. Nelle sue opere questi ultimi passarono attraverso il filtro della cultura europea, per avere quell’universalità che è stata riconosciuta da più parti. Dopo la morte dello scrittore, i cagliaritani si sono ricordati di lui dedicandogli diverse manifestazioni. Una di queste è stato un Convegno sulla sua opera svoltosi nel 1983, nella Facoltà di Lettere, con la partecipazione di Claudio Varese, Giuliano Manacorda, Anna Dolfi, Giorgio Petrocchi, Nicola Tanda, Giorgio Bassani, Milena Milani, Giovanni Pirodda e altri. Poi a Cagliari sono stati presentati, via via che uscivano, i libri postumi. Inoltre è stata scoperta una lapide in via Mazzini dove egli nacque.

E’ di questi giorni, infine, l’intitolazione di una piazza di Cagliari alla memoria di Dessì.

Giovanni Mameli

Tratto da Atti del Convegno Internazionale “Giuseppe Dessì” - Villacidro 13 - 14 Ottobre 1995