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Magia e culto nella Sardegna del sud ovest

Streghe, fate, Janas, eroi e giganti , sacerdotesse, tesori sepolti, costruzioni megalitiche, riti magici e rituali popolano il sud ovest sardo e ne fanno un luogo enigmatico ricco di fascino e di accattivanti segreti.

E’ possibile trascorrere alcuni giorni in questa zona poco conosciuta dell’isola alla scoperta di luoghi elegiaci dove ogni cosa traspira di una spiritualità naturale legata alla loro antica storia e alle tracce che di essa sono rimaste.Luoghi incantevoli dove si perde la cognizione del tempo immersi nella loro magnetica sacralità, aree destinate al culto da millenni dove, ancora oggi, si celebrano riti sacri e profani.

Magia, medicina popolare, culto,…si mescolano a creare un cocktail incantevole di affascinanti scenari che riportano ad un passato in cui l’unica medicina o quasi era la magia, la pratica taumaturgica di far bere una determinata acqua o una pozione, di utilizzare un unguento fatto di erbe selvatiche, di affidarsi al potere divino delle pietre magiche, idoli di pietra, e dell’acqua, di recitare particolari versi, un misto tra rituale e preghiera, capaci di guarire gli animali, di proteggere i raccolti dagli uccelli, di togliere il malocchio…

Solo pochi depositari “gli abrebaroi” custodiscono il segreto della magia bianca, uomini e donne carichi di un’energia che appartiene al mondo affascinante del mistero.

Partendo da Cagliari, incantevole città ricca di sole e profumata dal mare, che gode di un misterioso fascino e custodisce numerosi segreti, si suggerisce di proseguire lungo la S.S. 131 verso Sardara, (63 km), piccolo centro dove è possibile visitare il Pozzo Sacro di Sant’A nastasia, presso il quale gli antichi abitatori dell’isola, gli uomini dei nuraghi, svolgevano i riti legati all’acqua e alla luna, la Dea Bianca: riti di purificazione, terapeutici, di fertilità, di ricongiungimento con la madre terra.

Tradizionalmente il pozzo ha valenze di natura magica e per la loro tipica costruzione e per l’amenità dei luoghi in cui sono immersi conservano ancora oggi ,a distanza di migliaia di anni, il loro enigmatico fascino.

Sempre a Sardara è possibile visitare il delizioso centro storico e il museo Archeologico.

Da qui si suggerisce vivamente di proseguire in direzione di Villacidro (18 km): “il paese delle streghe”, conosciuto come luogo abitato da esseri misteriosi: le “cogas” : esseri demoniaci che succhiano il sangue umano fino ad uccidere la vittima prescelta; si accaniscono in particolar modo sui bambini ancora non battezzati e sulle gestanti; si riconoscono perché hanno una piccola coda o una croce pelosa sulla schiena, alcune si trasformano in animali, mosche, gatti,…; le “bruxias” : conosciute con diversi nomi e con diversi aspetti, donna crudele ed avara, ma anche fanciulla dolce e laboriosa; molte leggende la descrivono come un’o rrenda megera dedita alle arti magiche.

Ancora oggi in alcuni paesi sardi la figura è presente, di solito è una vecchia che dietro compenso compie “is fatturas” , con l’ausilio delle arti magiche mina la salute delle persone o le manda in rovina.

La leggenda e i racconti popolari narrano di un Santo locale: San Sisinnio, molto venerato dai villacidresi e non solo, che compì il miracolo di liberare il paese da queste scomode presenze. Per sfuggire al santo le cogas si trasformarono in mosche annidandosi negli imponenti ulivastri millenari che circondano attualmente il santuario dedicato al santo, il quale si trasformò in un grosso ragno e le divorò riportando la serenità nelle case dei villacidresi. Tuttora a Villacidro si parla spesso di cogas e di streghe ed è facile respirare un’aria affascinante e misteriosa passeggiando nel parco degli olivastri e osservando i loro tronchi ricurvi che formano strane figure dando al luogo particolare suggestione. Alcuni abitanti della zona usano ancora tenere fuori dalla porta principale della propria casa un treppiedi capovolto o una scopa poggiata dietro la porta con la spazzola rivolta verso l’alto a scongiurare la presenza delle sinistre figure. Ancora oggi a Villacidro si parla di streghe, di riti e magie e non mancano figure enigmatiche che praticano particolari rituali, retaggio di pratiche tanto misteriose quanto antichissime. Ogni anno la prima domenica di agosto si dedica al Santo liberatore una caratteristica sagra, ricca dei colori e dei suoni tipici della tradizione sarda in cui i colori e i suoni richiamano la magia e gli antichi rituali. Imperdibile la processione che conduce la reliquia del Santo dalla chiesa cittadina di santa Barbara al santuario campestre immerso nel silenzio dei millenari custodi.

Altra meta suggestiva è la visita alla vallata di Antas, (50 km), dove si erge il Tempio punico-romano di Antas; nel silenzio della vallata, circondato dai boschi, il monumento è avvolto da un’a rea di irresistibile fascino, le sue colonne imponenti si ergono in onore del Sardus Pater, divinità sarda, le cui origini non sono ancora chiare, forse figlio di Ercole o re della Mesopotamia che occupò pacificamente l’isola…lo stesso mistero, che avvolge la sua figura, pervade la vallata.

A non più di 20 km è la città di Iglesias, importante città medioevale, ricca di scorci suggestivi. La visita al centro storico alla ricerca dei segni del glorioso passato di “città regia” è tappa obbligata. Così come il Corteo medievale che si svolge ogni anno nel mese di agosto.

Da Iglesias è facile raggiungere alcune mete archeologiche dove la ritualità del luogo e il pathos preistorico del territorio del sud ovest si esprimono in tutta la loro potenzialità: Monte Sirai (20 km): sulla sommità del monte si trova i resti di un centro fortificato Fenicio-Punico fondato intorno al VII sec. a.C., successivamente utilizzato anche dai Romani e infine abbandonato per motivi non del tutto chiari.

Ma, testimonianze di vita risalgono anche ad epoche precedenti: al neolitico, intorno al 2500 a.C.: ripari sotto roccia ,Domus de Janas, sepolture, abitazioni di epoche successive… si ergevano attorno ad un luogo di culto e naturalmente difeso. A Nord dell’acropoli è situata la necropoli dove una dozzina di tombe a camera ipogeica presentano resti di decorazioni a bassorilievo, andando ancora verso nord si incontra l’area sacra del tophet: area in cui si svolgeva il rito del sacrificio, oggetto del rito forse i figli primogeniti delle famiglie più importanti o forse piccoli animali!! Comunque sia è fuor di dubbio che la sacralità del luogo e la sua lunghissima storia affascinano i numerosissimi visitatori .

Passando per Carbonia (2 km), prima di giungere a Villaperuccio e alla necropoli di Montessu non va persa la visita all’Antro della Pitonessa a Cuccuru de su Cordolinu, dove la magia dei suoni e l’abilità degli antichi di manipolare gli effetti sonori è straordinaria: sedendo nella parte finale dell’antro e bisbigliando è possibile essere sentiti al di fuori della cavità, a sette metri di distanza in maniera chiara e forte. Si tratta di un luogo molto scenografico, uno scavo ottenuto nell’arenaria dove il pathos la fa da padrone.

Si suggerisce di non perdere la visita della necropoli di Montessu, (26 km), dove fin dal 3500 a.C., in una valle dove domina il misticismo di una religione arcaica che aveva in questi luoghi un punto di riferimento per tutto il Mediterraneo. Vi si praticava il rito dell’Incubazione: si dormiva per diverse notti e diversi giorni in prossimità della tomba di un eroe, per sognarlo e, parlando con lui, svelargli i propri incubi e paure in contatto con il suo spirito per poi risvegliarsi rasserenati e forse liberati dagli incubi notturni. Le numerose sepolture, le incisioni di enigmatica decifrazione, e la dislocazione delle varie sepolture nella valle a forma di omega ne fanno una meta imperdibile.

Dai luoghi del culto e dell’archeologia si può scivolare agevolmente nel mondo inebriante delle erbe medicinali dispensatrici di salute o nel rigenerante mondo dell’acqua, guidati da persone molto specializzate nel magico e nell’uso delle erbe officinali nonché nell’arte di estrarre essenze profumiere e coloranti dagli arbusti della macchia mediterranea, o esperte nella magia dell’acqua e dei suoi benefici poteri curativi o ancora nella magia delle vibrazioni della terra che, insieme a quelle del cosmo, pervadono gli esseri viventi di flussi vitali !!

A queste mete, sulla via del rientro verso Cagliari, va aggiunta la visita al Castello di Acquafredda che fu di proprietà del famoso Conte Ugolino della Gherardesca. Recentemente aperto alle visite e collocato su un’altura da cui si gode un panorama mozzafiato, è un luogo affascinante e a tratti misterioso.

Ci limitiamo a questi pochi suggerimenti ma, le possibilità di percorrere il sud ovest sardo seguendo la scia e il fascino della magia e del culto sono innumerevoli e riservano ai curiosi sorprendenti e inaspettate scoperte.